La polvere si deposita lenta e fine come neve. Opacizza i colori giocando con le ombre ed il trascorrere del tempo. Immerso nei pensieri non si preoccupa di diventare cosa tra le cose. Solo il movimento differenzia la presenza. Egli rimane ancora un po’, fine a che un impulso sposta la traiettoria. Da fermo ad azione in un scatto involontario neurocettivo. Attacco o fuga da i propri pensieri che hanno cavalcato l’onda della molestia. Qualsiasi faccenda da sbrigare è meglio che avere a che fare con sé stessi. Il dialogo interiore è la prima stranezza incomprensibile. Risolvere problemi, questioni, affanni altrui che diventano anche suoi. Di queste cose è fatto il tempo. Montare e smontare, configurare, dividere. Un’altalena perpetua tra i vari significati lungo la linea tra positivo e negativo. La pioggia cade abbastanza fine, piroettando tra i passi, rimarcando lo scalpiccio. Non ancora freddo il clima ti permette di sostare nella burrasca cittadina. È un dilemma la questione se sia meglio la città o la periferia. Ma alla fine perché decidere? Se ne sta in attesa di un comando. Un segno dal profondo che sappia smuovere l’indolenza del mattino. Tra poco con la luce anche l’abbaiare si fa più intenso.
Gli serve una strategia per codificare questa nuova realtà. In apparenza le mura degli edifici, o i rami degli alberi sembrano uguali al passato. Tuttavia è tutto diverso, la lente che filtra la luce non è più la stessa. Forse costellazioni aliene si sono integrate nel cerchio della Terra. Ora basta mutare di un grado l’angolazione del vedere per inoltrarsi in una zona oscura del pensiero. Tra la colazione e la cena si sente chiamare dalle faccende domestiche. Un modo consueto di restare ancorato alle cose concrete. Quelle che se le urti danno dolore per intenderci. “Grossi camion solcano le strade dritte della pianura”. Un rombo lontano che entra dagli spifferi della finestra. Un sogno che faceva da bambino. Quando per le strade i mezzi erano ancora pochi. La fantasia ti portava in dono costruzioni fantastiche. Ipotetici scenari in cui alla fine eri protagonista dell’intrigo. Per il momento se ne sta fermo, attratto dalle immagini che il ricordare gli dona. Una sosta prima di cominciare. Prima che il movimento si avvii e a quel punto bisogna trottare per necessità. La forza lavoro spinge il mondo nella direzione della continua trasformazione. Come se la realtà non fosse già compiuta per quella che è.
Non parla con nessuno nel cerchio ristretto del proprio mondo. Conta le foglie che cadono in questo autunno. Disegna nella mente le stupende venature del fogliame. Costruendo arabeschi per il piacere del gusto fantasioso. Gente che passa via come spiriti destinati ad evaporare. Niente rimane uguale nel perturbante riflesso di questa realtà. È solo un gioco di specchi che riflettendosi s’accecano. Restando nell’illusione di essere soli e solidi come le cose da manipolare. Camminando un po’ avanti ed indietro nella ristretta corte. Riscrive i pensieri sull’acqua per esser certo di dimenticarmene. Così che passa il tempo, genuflesso ad una fede dai contorni sbiaditi. Solo le campane a volte rintoccano sopra il rumore del traffico. Ed in qualche modo intonano l’aria al Credo. Le religioni hanno fatto il loro tempo, guerreggiando con la ragione. Ma, da quando i miracoli sono fatti da uomini il credito degli Dei è caduto in disgrazia. Nell’antro in cui vive e soggiorna le altre cose gli appaiono distanti. Abituato a manipolare ciò che è sottomano. Non si avvede di ciò che sta nell’otre. Così che il mondo gli sfugge verso il nulla. Quel nulla che è solo pieno di tutta la nostra ignoranza.
La storia che si racconta è dimenticata nel momento che affiora. Lo stesso movimento dell’occhio sullo specchio d’acqua. Nel momento in cui si posa è già da un’altra parte. Così sembra anche la sua vita. Non avviene mai nel posto in cui si trova. Una consapevolezza differita ed estraniante. Tutto ciò comporta una fatica che lo lascia esausto. A volte per giorni si trascina tra le stanze senza incrociare la luce del sole. Riporta il tutto nel taccuino delle buone azioni. Anche se non distingue il male dal bene. Anzi si accorge che con il tempo non ha mai capito il senso dei termini della questione. La religione con le sue esequie per i morti e per i vivi. Ha puntellato la credenza delle persone sul suggello di un qualcosa altro di incomprensibile ma portentoso. Una via di fuga per la vita grama della maggior parte. Mentre i pochi che scorrazzano le vie del mondo in ricchezza. Trovano il succo sulla terra su cui camminano. Il nostro amico scandisce i giorni dividendo la settimana in due. I giorni del lavoro ed il fine settimana. Hanno colori e intensità sentimentali distinte. Si differenziano anche per gusto e temporalità.
Con quale logica mescia le carte per darle in volo agli uccelli resta incomprensibile. È una maestria incantatoria nata con la magia. Il gioco con la natura si estende alla conoscenza delle regole della Terra. Bisogna nascere con il rispetto di quel che sta intorno per comprenderlo. Non è più scontato l’essere compresi anzi nella maggior parte si è derisi. Chiude il libro che sta leggendo. Sì guarda attorno e nota gli umori della luce. Non è mai uguale, ma si infrange nei contorni come a divorarli. Sente il vociare dei vicini. E…gli appare la distanza come una siderale estraneità. La descrizione dell’intimo è il suggello del raccontarsi. Si trova riflessa nella mente la rappresentazione di sé. Per giorni ha vagato nel limbo del sogno. Scovando alla fine la mutazione delle anime in rospi. Quante preghiere sono servite? Per sentire la pace come un unguento benefico? Stirando le membra assai vecchie cerca di alzarsi. Per correre alla finestra in cerca di un guizzo di vita. Oltre il vetro la strada è sotto di essa l’antico. Rigature da carro tirato da buoi rimaste saldate nel loro tempo. Sembra che niente possa svanire e ciò assomiglia ad un incubo, in cui ci si sveglia in un altro all’infinito.