Settembre 2026

Tutt’attorno si richiude la sensazione di non poterne uscire. Da giorni scalfito da premonizioni nefaste s’aggira per sentieri nuovi. Un tentativo illusorio di cambiare paesaggio per aggirare le emozioni negative. Fermo sul bordo di un dirupo guarda le stelle. In tutta questa vastità del sotto e del sopra non scorge se stesso. Sempre eternamente fuori dal campo visivo. Ed è questa consapevolezza a paralizzare il senso stesso da dare ad un ipotetico Io. Si potrebbe anche concepire l’arco di tutto ciò che si vede come Io. Ma al tempo stesso ci si sente esclusi perché la comprensione del senso comune sembra limitata.

Mentre pensa guarda fino a dove può arrivare. Sente l’urgenza di fuggire dagli inseguitori invisibili. Il tempo della pace è finito. I nuovi padroni non avranno altra scelta che la guerra per mantenere il potere. Non è preparato a questo cambiamento, ma…in fondo chi lo è! Un conto é giocare ad i video game dei combattenti. Altro è saltare sulle mine vere, camminando brancolando tra macerie e corpi maciullati. Sopravvivere negli odori e rumori che sovrastano per sempre il cielo della tranquillità. Ha la consapevolezza che sul pianeta non resterà un luogo di pace quando sarà iniziata l’estrema follia umana.

Per il nostro amico ogni cosa è una sorpresa. Penetra le cose come fossero esseri animati. Al suo giudizio suona strano lo sbraitare tra uomini. L’eterno non capirsi, anzi oltre al non capirsi la necessità di configgere . Le sovrastrutture del linguaggio legano i rapporti ad un ordine gerarchico. Anche il solo incrociarsi crea attrito. Gli umani sembrano costruiti per il mondo in modo tale che per non essere funesti. Dovrebbero essere pochi e distanziati da kilometri gli uni dagli altri. Regolati dalla natura vegetale e animale. Sopravvivere pensa in disparte mentre altri passano oltre. Non si decide a nulla, è preda di un se stesso. In versione codardia, annichilito dal senso che niente può essere utile a cambiare le cose. Ricorda i tempi in cui le sue gambe erano capaci a correre. Il fiato in abbondanza respirato in folate di vento. La pianura sia nel freddo che nel caldo. Il territorio da esplorare in compagnia degli insetti che da sempre ne sanno più di noi. Più o meno la storia del nostro amico si dilegua in fotogrammi. Risate e pianti che s’alternano nella danza dei sentimenti. Oggi più per scherzo si nasconde nell’angolo della via per cogliere l’alba prima che appaia. Capita di ascoltare persone senza capirle. Anche per Lui non è facile tirarsi d’impaccio quando un velo impedisce di capire. Prova con il linguaggio del corpo, ma negli anni l’ancoraggio al linguaggio lo rende cieco. Per cui meglio non farsi problemi e continuare nella beatitudine dell’ignoranza.

Tra le molte cose da fare risalta la possibilità di rallentare. Chiedersi se questo bisogno del fare sia una necessità intrinseca. Oppure un condizionamento esterno sociale. Un punto di vista da cui emergere, una posizione da cui essere notati. Per quale fine? Per dove arrivare? Un tempo “se la temporalità ha un senso “ si raffigura il passato come una regressione o una nostalgica situazione in cui le cose erano meglio. In ogni caso il passato raffigura ciò che fa più comodo al presente e questo dissolve ogni velleità di verità. Arranca nel cercare il vero con fare disperato intorno alle sue elucubrazioni. Il girare in tondo senza trovare un appiglio lo inquieta. Sente bussare l’urgenza ma non sa più rispondere. Perso nella perdita in cui sta realizzando un cambio di stato. La pensava innocua, ma invece sta mordendo ed ora ha timore di farsi del male sul serio. La metamorfosi in atto comprende anche l’esterno non solo il corpo. Gli oggetti mano a mano che vengono sottomano mutano. Si spezzano in altri significati ancora acerbi. La sensazione è quella di mangiare un caco immaturo. “Orribile ti rimane la sensazione di irritazione per un tempo indefinito”. Chiude la porta di casa per uscire. Forse uscire per sempre. Per un’attimo gli balena l’idea che potrebbe sparire. Di fatto ha letto da qualche parte che c’è un mucchio di gente che svanisce nel nulla. Più ritrovata, senza spiegazioni, zero motivi. Un po’ come la morte, non è che si annuncia, accade e basta.

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