Tullia luglio 26

Cadono pensieri dagli alberi spogliati dalla dignità. L’indignazione della natura è ignorata. Come se sia possibile sopravvivere senza la stessa carne da cui siamo composti. Con il linguaggio si vuole spiegare la vegetazione, i minerali, e gli animali. Piuttosto che viverli semplicemente integrandoli come un sistema inscindibile. Orfani di Terra si va errando all’infinito cercando la mancanza. Tullia nella sua tana riservata. Percorre le strade della rete. Saltella tra siti che alla fine confermano ciò che già crede. È incredibile come l’algoritmo consolida credenze. In un modo che tutto sembra coerente.

Nella propria stanza Tullia riconnette le coordinate della presenza. Come linee che partono dal ventre. Divide a spicchi la stanza in porzioni di significato. In cui il movimento sia sicuro. Da quando ha ricordo ha sempre scansato le conoscenze. Non riuscendo a capire le intenzioni ed ad interpretare la chiacchiera. Alla fine un senso di insignificanza ha cominciato a rodere da dentro. Forse il caso, oppure fatalità. Ma un giorno ha provato a tavola un sorso di vino dei genitori. All’inizio niente…poi è cominciato un senso di calore dal basso. Portandosi con sé un momento di sospensione di tuti i pensieri. È durato poco, forse solo un attimo. Ma è bastato ad iniziare di nascosto a portarsi in camera dell’alcol. Momenti di pace e gloria nel rettangolo del suo mondo.

Alla fine la tela delle relazioni si restringe a quell’unica voce nella propria testa. Le bottiglie disseminate nei luoghi più improbabili aumentano. Lo stordimento diventa il compagno fedele nella ingarbugliata realtà. Per Tullia alcuni giorni trascorrono senza essere ricordati. Molte delle incombenze quotidiane vengono assolte in una sorta di spazio mellifluo. A tratti sente un senso di colpa riflesso negli occhi dei familiari. Ma il bisogno di bere prevale sempre. Di conseguenza comincia a perfezionarsi l’arte dell’occultamento. Il negare l’evidenza contro ogni logica. Schivare con astuzia qualsiasi inizio di conversazione indagatrice.

“Papà l’asciami in pace!” “Ma, non esci mai dal quel buco di stanza!” Genitori che brancolano tra sensi di colpa, e angoscia di un qualcosa d’oscuro che non comprendono. Hanno sentito dei gruppi di genitori che si trovano alla sera. Ma ancora non si decidono a fare il passo. S’aspettano che si risolva la situazione da sola. In fondo cosa hanno fatto di sbagliato? Non è mai mancato nulla alla loro figlia. Anche tra loro due comincia a marcare male la situazione. Evitano di guardarsi troppo per poi doversi parlare. Lui che tira tardi prima di tornare a casa. E poi…silenzio.

Per Tullia il tempo ha perso lo scandire ostinato dei momenti. Appesa nell’ indefinito della connessione. La stanza è divenuto il portale verso l’oltre, in ogni possibile dilatazione dello spazio. Tra un sorso di alcol ed il suo effetto permanete nella rete internet è un viaggio senza temporalità. Il corpo incassa i colpi del nuovo modo di stare al mondo. Si tramuta in una forma filiforme e incolore. Perde capacità per annidare la coscienza tra occhi e dita. Nelle lunghe maratone navigando tra siti e social. Per poi cadere nel letargo dell’ubriaco. In una camera che assomiglia sempre più ad una prigione.

Per Tullia l’impermeabilità è divenuta l’essenza dello stare alla realtà. In questa modalità di sopravvivenza. Riesce a passare indenne alle varie consultazioni. A cui i genitori la sottopongono. Da parte di vari specialisti. Senza mai ricavarne un sostanziale beneficio. Anzi, si rende conto che la discrezionalità delle teorie è abbastanza varia ed in certi casi costosa. Ormai sente d’essere una essenza sottile come i fili delle connessioni. In cui appena riesce a raggiungere il santuario della sua camera si fionda con brama famelica. Il nutrimento viaggia tra la fibra ottica e le proiezioni piramidali del fondo di bottiglia. Costellazioni di idee si muovono su più piani paralleli. Per lei le voci che si confrontano nella propria testa sono innumerevoli . Un sottofondo che tuttavia lascia una concretezza all’identità. Distingue ancora il male ed il bene. Ed in lei il senso di uscire da quello stato. Si presenta a ondate crescenti.

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