L’amato

L’istinto pizzica dalla base del cervello solleticando reazioni mentre cerco un bar vuoto dove con calma prendere un caffè ed ascoltare le chiacchiere del barman. Posti strani di questo tipo sono semi nascosti nel quarto di via, leggermente in ombra rispetto ad altre vetrine più appariscenti, basta seguire la dove le increspature dell’intonaco si fanno evidenti nell’incuria degli anni. Bene, entrando si lascia un po’ la temporalità sospesa per andare incontro all’aroma e lasciarsi andare. Ritornando su i passi lasciati in sospeso dietro lo spigolo della via ho ritrovato un me stesso meno ansioso pronto a riprendersi il controllo per nuovi passi nel centro delle case. Quindi il trovare soluzioni è lo spirito del nostro tempo vissuto come un processo di concatenazioni che porta a degli scopi, la metafora del camminatore si addice al contesto, scivolando su un asfalto più o meno liscio si raggiunge la meta che delinea un nuovo oltrepassamento verso un altro traguardo. Non ci si abitua al sole di fine giornata, quando in un momento particolare rinvigorisce quasi a voler ripetere il mezzogiorno, ed un po’ ubriachi di stanchezza ci coglie di sorpresa rimescolando le carte di una partita che sembrava già finita. È in quell’attimo che gli occhi dell’amato brillano lasciando intravedere la trascendenza nell’ eterno.

Mortalità

Alcune questioni sorgono per caso semplicemente perché la direzione del tempo impone la risoluzione dei problemi, forse non saremmo abitatori del tempo se non fossimo anche risolutori di domande. Nelle cose di tutti i giorni i colori si mischiano rendendo l’effetto visivo ricco di sfumature, per puoi prendere un caffè con il miele stando in piedi fissando oltre la tenda un mondo che si muove, catturando il rumore del tuono che apre il cielo con un soffio. Il ticchettio delle vibrazioni risuonano a volte tristi a volte contente animando gli elettrodomestici in un dialogo sussurrato mentre fuori aspetta la bufera. Dicono per strada:”è possibile che il mondo continui a girare mentre le persone cadono come mosche? Ed i carri armati permangono simboli di potenza?”. Da lontano l’eco risponde:”è solo un altro giro di giostra nel parco inanimato del Demiurgo, l’illusionista re del mondo fa apparire e sparire le storie, così senza senso perché lo spazio va riempito dal calore che muove il tempo”. Di passaggio mentre con sguardo a terra percorro il mio pezzo di strada, riecheggiano attorno alla mia testa le voci, insistenti e a volte suadenti rimarcando la supremazia sulla mia mortalità.

Conoscenza

Cerco di rendermi utile pianificando gli incontri nello spazio neutro dove si lascia che l’intimo rimanga in ombra, e non ci si spaventi delle proprie difformità. Le soluzioni sono quelle formule magiche che nel momento presente danno sollievo, non aspirano a verità ma semplicemente mezzi abili per superare ostacoli. Sono labili come l’acqua quando scivola dalle mani, rinfresca ma non si ferma mai abbastanza per diventare noiosa. Nella fantasia si possono dilatare le cose pensate fino a farne delle gigantesche rappresentazioni, spalmare il senso confondendo i contenuti nei meandri sinuosi dei paesaggi cittadini. Le persone faticano per timore ad avere un moto proprio, l’oscillazione nella massa rende il tempo meno minaccioso ma con gravi rinunce nel sapersi aprire alla conoscenza.

Sorriso

Solo un sorriso mentre le immagini scorrono piane lungo l’asse della mia memoria, incontri casuali mentre gli sguardi si allacciano nell’attimo stesso dell’abbandono. Sono i rumori del vento che incontro mentre falciato dall’impavida stirpe dei piccioni ritrovo tra i saluti vecchi amici. Stare soli in disparte nel tempo crea quell’aria dimentica in cui i brani di un discorso si fanno sfilacciati, allora in un impeto si riprende la careggiata afferrando quelle cose dai colori vivi per trovarsi in campo aperto dove le cose avvengono.

Contrabbasso 5

Nel pomeriggio le cose appaiano diverse dal mattino ma cosa è diverso nel sentimento del mutare e trasformarsi? Rispondo:”Nel mio cielo oriento l’attenzione sussurrando alle candele accese il ricordo dei colori. Seduto sull’orlo di una qualsiasi sporgenza guardo le mani raggrinzite dalla vecchiaia, paesaggio formato da oggetti disseminati in modo sparso, incompresi tra la polvere depositata dal trascorrere dei pensieri. Al solito l’ansia si insinua con segni di paura e sgomento, presagi mortifici calano da sopra le tende oscurando ogni cielo possibile. Cerco di ribellarmi alla frustrazione immaginando i colori della primavera quando dal sole che sorge spuntano i primi fiori dall’acqua rigenerata. Il corpo soffoca nel disaggio della destrutturazione inflitta dalle malattie ben catalogate in alfabeti sintetici. Riprendo a suonare nel sogno senza il dolore dell’altro, scivolando sulla tastiera imponendo pastosità agli armonici, odio quando il suono diventa fischio privo di vibrato. E così mi risveglio sulle ali della Lucia di Lamermoor elaborata da Bottesini”.Al solito indugio nel letto dopo una notte insonne, le pareti da strette si riprendono la forma consueta come le foglie tornate sugli alberi in primavera. Un dialogo intramondano si estende lungo la traiettoria del brusio nella brezza del caffè proiettato verso le cose da fare. Così tutti i giorni si riprende il filo di Arianna o il telaio di Penelope dipende da i punti di vista per organizzare, decidere, parlare segnare la presenza. Ristette il contrabbasso a lungo chino nell’angolo del muro in silenzio, forse abbandonato per sempre, mai più imbracciato per amore dei suoni tonali unica riserva di pace nel mondo in guerra. Scorre dentro le vene quel mai più malinconico che è la brezza di un corpo acerbo squassato dalle intemperie dei mondi possibili nell’unico approdo rimasto nello spiazzo della via chiamato piazza, la mia terra con i miei colori e i suoni gravi del mio eterno amore.

Contrabbasso 4

Disse la balena seduta nell’angolo della stanza:”caro mio la leggerezza d’acciaio nella pressione costruisce la pastosità del suono, cavalcare il vibrato è una contorsione nel giogo dell’acquarello con sfumature che si fanno via via sbiadite ma stabili”. Rispondo:”sono nei ricordi di un tempo sofferente quando la tastiera d’ebano rientrava costantemente nei miei sogni, la ribalta di una scena sono la modalità dell’esserci nel tempo, una serie di gesti rappresentativi per figurare una esistentività.” Dice la balena:” La coscienza è gettata nella terra grezza senza riscontro alcuno, alzando un leggero velo friabile di polvere vischiosa e rarefatta. Dentro ad i suoni i germogli creativi riverberano nella digitazione virtuosa aprendo il sogno del palcoscenico illuminato.

Il mito del suono perfetto che rompe la materia tra sogno e realtà, la cospirazione si estende come una macchia d’olio tra le coscienze confondendo gli animi lasciati soli nel buio della notte. Il disegno umano è formato da bolle di potere, da sempre il predominio è la chiave della strutturazione delle cose. Gli enti sono tali e concreti perché sono voluti, la volontà è il sentimento che permea il predatore nel bene e nel male. Le circostanze della vita rendono l’esserci come casualità accettandone la schiavitù nel processo di vita e morte.

Contrabbasso 3

Così mi ricordo il mio rapporto con la musica e lo studio del contrabbasso, momenti di estasi con cadute agli inferi nella fatica di mantenere una esistenza nel contesto provinciale. Il suono apre una dimensione in cui le rigidità delle cose si fa incerta, quasi fumosa in modo che la costruzione di una idea diventa novità, la plasticità del mondo si rende malleabile e tutto diventa possibile. Il suono profondo pizzicato della corda è un lento dondolio danzante in un ipotetico locale noir d’altri tempi, con la cantante dalla voce roca che racconta i tuoi versi spingendoli con forza nelle falene emozionali degli stomaci astanti.

Quante notti trascorse in questo sogno, abbracciato allo strumento seguendo la maniaca ricerca della perfezione nella pressione delle dita senza sforzo da parte dei muscoli, tirare l’arco senza usare il braccio ma solo con la forza di gravità. La stanza studio con la porta sul cortile, è stato per anni pertugio aperto verso il modo di fuori, ogni rumore della natura, pioggia, vento, richiami degli animali hanno costruito e plasmato i suoni della poesia.

La diteggiatura scritta in matita compare come una mappa: uno, tre quattro fino alla svolta con il pollice al capotasto deformato dal callo. Il dialogo con il suono si fa stringente, sudato nella fatica di penetrazione del meglio della vibrazione, dialoghi d’amore evocati dal modo minore della sequenza della scala.

Contrabbasso 2

I pensieri modificano la loro struttura quando si suona, le parole diventano vibrazioni che corrono sulle corde, anticipando le conformazioni di senso nella scrittura pentagonale. Notti sul filo di una corda ripercorrendo mentalmente la diteggiatura trovando la giusta pressione per il suono perfetto, sogni colorati sulla tavolozza della creatività, con la ritrovata sofferenza al mattino nel riepilogo dell’alba con le cose dure della realtà.

Nell’aria leggermente scaldata dal primo sole echeggia il suono dei crisantemi di Puccini, un balletto di archi che tristemente si parlano, un dialogo a cuore aperto. La malattia come grasso che cola compare negli interstizi diffondendosi spegnendo i segni dell’allegria, il sipario calato sulla rappresentazione ancora in corso. Le passioni violente sono devastanti tornado creativi, vengono rigirando ogni significato costituito, lasciando dietro di se il vuoto la spossatezza, un lungo inverno da attraversare in solitudine.

Contrabbasso 1

L’amore sboccia in modo imperscrutabile verso uno strumento di dimensioni ciclopiche, accordato per quarte. Nel panorama adolescenziale il verso della crescita è talmente incerto da risultare paralizzante. Nel discorrere con gli amici la chiacchiera è la più alta aspirazione dell’esserci, con quel velamento del senso di colpa che il tempo sprecato si porta via.

Bottesini e la sua biografia mitica trasporta il mio sogno nelle doglie del romanticismo, abbracciando lo strumento sento il calore dell’ottocento mitizzato dal rumore delle carrozze e dai bastimenti a vapore. Scale lente, tirando tutto l’arco in modo che la vibrazione si espanda dal basso per risalire nella porosità delle ossa. Esercizi con il Billè Isaia unica compagnia nelle ore di solitudine e fatica con l’arpeggione in quarte.

Rientro

Le voci tra marciapiede e vetrine rimbalzano creando una lieta petite sinfonica che a mezz’aria ristagna nell’eco fino a disperdersi oltre il bordo dell’udito. Questa inaspettata compagnia per l’uomo è ciò che basta lungo il corso della giornata, rimuginando sulle singole sillabe fino a ricollocare la sintassi nell’orizzonte di senso della propria malattia. Il giocoliere di punti e virgola rincorrendo risonanze e dissonanze nel quadro degli enti senza nome, polverizzando con un colpo il senso stretto del vivere per qualcosa o qualcos’altro.

Anche per oggi la passeggiata sta arrivando all’atto della dimora ritrovata, un saluto ad i vicini senza entusiasmo per non attivare cerimoniosi convenevoli, uno sguardo di qua e di la nel respirare il sole verso la chiusura quando stranamente prende il colore della nostalgia, un attimo e si scompare nel celato”.