La tecnica sta trovando la sua strada tra gli umani mettendosi a capo dei cambiamenti, in un futuro da nuovo condottiero verso quel sogno di potenza e controllo che è il punto debole del pensare. Si frantumano le onde sulla battigia suonando il corno del vento nella musica profonda dell’inverno, solo pochi riescono ad ascoltare il richiamo alla vacuità, spogliandosi di ogni velleità verso un futuro che rincorre il proprio passato. Le scavatrici vicino casa sono all’opera in questa atmosfera cupa da pandemia in cui le basi della sicurezza sono demolite dal dubbio, il terreno viene rivoltato nello sforzo di far sembrare nuovo il vecchio, così da entrare in uno stato d’animo da rinnovato auspicio. Un po’ in tutta la città brulica l’affacendarsi nel rinnovare facciate alle case, palazzi e strade con le loro piazze; mentre la gente cupa passa via veloce nelle vie come se il domani fosse stato strappato dal senso dello cose. Nell’inverno di questo febbraio il sole splende come d’estate rendendo l’aria secca e faticosa al respiro, ma regala un orizzonte allo sguardo da oltrepassare l’angoscia del presente.
Penso che
Penso che l’uomo conosca già tutto, dall’inizio alla fine, il proprio giogo ma la dimenticanza rende la fattualità più drammaticamente romantica. Nulla è sparso come cenere invano nella mortalità che non ritorna alla propria casa, il cielo stellato ci fa ombra nelle ore in cui ritroviamo con i nostri antenati per abbracciarci e toccare la terra che sostiene le nostre intenzioni. I nostri giorni sono anche i giorni di tutti gli altri che non vediamo o sentiamo ma ci sono per sostenere l’arabesco che fluttua e connette il senso delle cose da dire. C’è il sole oggi che spinge il freddo all’angolo e lascia che le cose si espandano nei colori migliori, sono queste le chicche dell’inverno quando pone pause al rigore per lasciare che la carne ritrovi il sapore dell’amato.
Camminare
Camminare con fare lento mentre altri rincorrono i pensieri doverosi, negli incroci dove l’inclinazione degli sguardi è fugace, solo un attimo per un ricordo sfumato nei secondi a venire. Metropoli di vetro nello snodo del capitalismo verso la nuova creatura della bio tecnica, un legame più stretto tra enti orfani dell’essere dell’ontologia. La poesia è nel confine nascosto dallo sguardo, sollecita all’inconscio la verità dell’immutabile. Nella mia terra color dell’ambra risuona la musica dei contrabbassi schierati come soldati, le note rintoccano i cuori dei vecchi gladiatori del mondo tramontato dal lato oscuro del pensiero.
Il giocatore d’azzardo
Cammino da giocatore d”azzardo per carpire l’anima del tempo, su i muri si mostra i sintomi della razza padrona. Nell’occulto il dialogo con i morti ancora vivi nell’eterno apparire necessario alla costruzione dei possibili mondi. Il ristoro del cercatore tra gli arbusti del parco pubblico mentre altre traiettorie si snodano veloci. Orbene Il mestiere che faccio a volte mi stringe sulla pelle, provocando eczemi di varia fattura. Fragile oscilla il mio sapere le cose, le quali mutano senza padronanza ma in modo casuale, lasciandomi sgomento senza parole da pronunciare. Cerco nel casino un costrutto da porgere in una serata sulla miopia del nostro essere: come siamo, come ci aggreghiamo, come chi la sa più lunga vince, come possiamo uscire da noi stessi. Vorrei indagare su i fatti occulti, quelli che nessuno vede come tali, ma vede come lievi increspature sulla superficie dell’aria, incolpando un malessere passeggero per l’attimo di sgomento. Vorrei il mio corredo da pistolero come quello cha da bimbo guardavo nelle cartolerie dentro ad una reticella rossa con annesso distintivo per presentarmi alle ombre scure con tutti i carismi della buona creanza, salutando e conversando nella ricerca del fatto delittuoso, un fatto che si pone distonico nell’assembramento delle opinioni sintoniche umane, fatte per mantenere una continuità al senso del vivere nel tempo.
Nel silenzio
Nel silenzio della casa immersa nella penombra, solo voci distanti dal tempo permango in questo mare immobile, dove le parole non si compongo secondo i significati. L’impercettibile movimento risuona come una cosa certa, ma il mondo rimane immobile. La gravità quantistica diluisce l’esserci in probabilità confondendo gli aggregati in vibrazioni ed il segnale non passa per avviare la sequenza del ciclo circadiano. Da fuori, una luce penetra, fissando una circolarità nel quadrante destro del campo visivo nell’incespicare delle ciglia colgo l’attimo nel lieve spostamento sull’asse del mento per ritrovarmi smarrito in un altro mondo.
Crepe sopra i muri
Crepe sopra i muri rimangono fisse nella memoria per chi passa lungo il proprio percorso, sono scene ordinarie mentre il sole sta calando e un’altra aria prende il sopravvento. Tempi di guerra per i protagonisti dell’impresa insolita di camminare scalzi nelle strade deserte, a mani nude contro corazze e baionette. Impavidi con gesta e canto nella danza veritiera dello svelamento della natura umana, volontà di dominio su se stessa che trasforma il mondo in inferno. La poesia ha cercato il monito e la pazienza di dire che non serve agitarsi tanto, che senza fare nulla già tutto il paradiso è nella presenza davanti ad i nostri occhi. Ma non c’è vista che scorga ciò che sta davanti, la maledizione si ripete bruciando vite nella sofferenza, lungo il piano inclinato della smemoratezza.
La guerra
La guerra nel mondo continua incessante non c’è momento in cui qualcuno muore per mano umana, nella fitta luce della sera figure grigie si aggirano nei paraggi dove l’odore di carogna è più forte, attratti dall’effluvio acido della paura. Fare male quando l’altro è già esanime sconfitto dalla gravità è l’arte del bastardo borghese padre di famiglia. La crudezza dei gesti e della volgarità si tingono di banalità per passare oltre nei luoghi della notte. Sono scosso per questa aria che tira, bestemmia gridata, sputi minacciosi, violenza dei lineamenti tirati delle persone in bianco e nero, nei colori della notte.
Le storie
Si, le storie circolano al di fuori dei corpi riempiendo lo spazio vuoto che circonda la coscienza intrecciando i sentimenti con altri uguali. Mi guardo attorno cercando il capo del filo di un discorso lasciato sospeso dall’attività inconsapevole, riprendendo dal cenno dimenticato per poi costruire l’architrave dell’acclamazione solitaria. In solitudine il rimescolio rumoroso dei fluidi corporei diventa invadente, una macchina sempre accesa nell’ansia dello spegnimento definitivo. La luce filtra estendendosi nelle cose riconosciute, lasciando buie quelle sconosciute, non c’è modo di rifare il mondo piegando il fotone a volontà umana, ci sono solo dei momenti in cui la distrazione permette di buttare lo sguardo sullo sconosciuto, apparendo tutto meraviglioso e tremendo in un attimo di assenza dal confine dei nostri nomi propri.
Monadi
Le storie sono tali quando vengono ascoltate e rilanciate nella scena delle relazioni, parole che sollecitano proposizioni in un gioco architettonico senza un fine preciso, ma modalità di propulsione del calore umano. Sullo sfondo stanno ferme le cose di natura che ci contengono silenziose con la presenza. Ogni giorno ci andiamo a sbattere senza riconoscere di essere dei derivati da esse, l’increspatura dell’ignoranza ci ha reso desensibilizzati alla unione con tutto il resto riducendoci a delle monadi.
Per gli educatori
Il silenzio o meglio lo stare in presenza mentale come dicono i buddhisti è già una relazione accogliente in cui non si chiede performanti richieste e non si danno consigli, ma stare in compassione con la sofferenza è un modo per lenire il dolore. Nei colloqui ridurre al minimo lo sforzo per la costruzione dei discorsi, permette la sintonizzazione sul sentire lo stato di attivazione del sistema nervoso in modo da cogliere le emozioni che si agitano in quel momento, contrastando con la calma il disagio.