Il ballo in maschera

Alcune cose possono venire bene se fatte con criterio stando seduti nel momento in cui si sta. Respirando quel poco d’aria che in sospensione riempie la stanza con un proprio moto a noi non visibile avendo una vista a grana grossa, per cui percepiamo l’evidenza solo se ci ostacola. Quali le soluzioni si fanno innanzi nell’ottenere i mezzi per produrre gli scopi che alla fine è il senso per restare in vita; nello specifico questo tipo di vita a cui diamo questo significato. Da dentro questo letto le parole danzano debordando per finire schiantate negli angoli in cui la polvere s’annida e li restano insonni fino al prossimo ballo in maschera.

La via inversa

Non so spiegarlo ma è un continuo fischio nell’orecchio destro a cui cerco costantemente di non dare retta, ma è persistente fino al punto di condizionare l’umore. Non è un segnale neutro ma un presagio di dolore che porta con se il risveglio delle paure inscatolate negli anni. Il frutto maturo di una vita che se ne sta andando richiusa in se. Come vorrei trovare la soluzione per eliminare la paura anche se fosse poco il tempo da campare, vorrei potermi concentrare su ciò che sta fuori per smettere di essere attratto dai segnali interni. La via inversa della meditazione dai viottoli interni per approdare alle spiagge del firmamento.

Vecchi

Sotto le coperte nelle case di riposo si cela la storia che si vuole dimenticare, rannicchiata in corpi rattrappiti per i continui abusi, violati come mai era stato possibile nel vigore degli anni. Per il bene di tutti la medicina amara è somministrata con l’impeto di chi ha sempre ragione, per questo taciturni nello spazio di un letto si aprono vie verso il mondo fatato. È diventato così difficile ascoltare come se le orecchie fossero solo due suppellettili su cui appoggiare qualcosa, nel silenzio assordante si muore ancora giovani orfani di storie. Certo è un grido ipocrita lanciato oltre lo stagno invisibile tra le case, un chiamarsi neutro senza sostanza di cambiamento. Mi ricordo i colori dei tuoi sogni che ho preso in prestito, perché un velo grigio ha avvolto la mia immaginazione, nella tradizione della danza sento in disparte evocare gli spiriti, e per un attimo comprendo la soluzione, racchiusa nel velo delle gemme nascoste, la luce dei cechi è la risposta a tutte le cose come entità che vicendevolmente si riconoscono come giocatori sullo stesso tavolo verde.

L’amato

L’istinto pizzica dalla base del cervello solleticando reazioni mentre cerco un bar vuoto dove con calma prendere un caffè ed ascoltare le chiacchiere del barman. Posti strani di questo tipo sono semi nascosti nel quarto di via, leggermente in ombra rispetto ad altre vetrine più appariscenti, basta seguire la dove le increspature dell’intonaco si fanno evidenti nell’incuria degli anni. Bene, entrando si lascia un po’ la temporalità sospesa per andare incontro all’aroma e lasciarsi andare. Ritornando su i passi lasciati in sospeso dietro lo spigolo della via ho ritrovato un me stesso meno ansioso pronto a riprendersi il controllo per nuovi passi nel centro delle case. Quindi il trovare soluzioni è lo spirito del nostro tempo vissuto come un processo di concatenazioni che porta a degli scopi, la metafora del camminatore si addice al contesto, scivolando su un asfalto più o meno liscio si raggiunge la meta che delinea un nuovo oltrepassamento verso un altro traguardo. Non ci si abitua al sole di fine giornata, quando in un momento particolare rinvigorisce quasi a voler ripetere il mezzogiorno, ed un po’ ubriachi di stanchezza ci coglie di sorpresa rimescolando le carte di una partita che sembrava già finita. È in quell’attimo che gli occhi dell’amato brillano lasciando intravedere la trascendenza nell’ eterno.

Mortalità

Alcune questioni sorgono per caso semplicemente perché la direzione del tempo impone la risoluzione dei problemi, forse non saremmo abitatori del tempo se non fossimo anche risolutori di domande. Nelle cose di tutti i giorni i colori si mischiano rendendo l’effetto visivo ricco di sfumature, per puoi prendere un caffè con il miele stando in piedi fissando oltre la tenda un mondo che si muove, catturando il rumore del tuono che apre il cielo con un soffio. Il ticchettio delle vibrazioni risuonano a volte tristi a volte contente animando gli elettrodomestici in un dialogo sussurrato mentre fuori aspetta la bufera. Dicono per strada:”è possibile che il mondo continui a girare mentre le persone cadono come mosche? Ed i carri armati permangono simboli di potenza?”. Da lontano l’eco risponde:”è solo un altro giro di giostra nel parco inanimato del Demiurgo, l’illusionista re del mondo fa apparire e sparire le storie, così senza senso perché lo spazio va riempito dal calore che muove il tempo”. Di passaggio mentre con sguardo a terra percorro il mio pezzo di strada, riecheggiano attorno alla mia testa le voci, insistenti e a volte suadenti rimarcando la supremazia sulla mia mortalità.

Conoscenza

Cerco di rendermi utile pianificando gli incontri nello spazio neutro dove si lascia che l’intimo rimanga in ombra, e non ci si spaventi delle proprie difformità. Le soluzioni sono quelle formule magiche che nel momento presente danno sollievo, non aspirano a verità ma semplicemente mezzi abili per superare ostacoli. Sono labili come l’acqua quando scivola dalle mani, rinfresca ma non si ferma mai abbastanza per diventare noiosa. Nella fantasia si possono dilatare le cose pensate fino a farne delle gigantesche rappresentazioni, spalmare il senso confondendo i contenuti nei meandri sinuosi dei paesaggi cittadini. Le persone faticano per timore ad avere un moto proprio, l’oscillazione nella massa rende il tempo meno minaccioso ma con gravi rinunce nel sapersi aprire alla conoscenza.

Sorriso

Solo un sorriso mentre le immagini scorrono piane lungo l’asse della mia memoria, incontri casuali mentre gli sguardi si allacciano nell’attimo stesso dell’abbandono. Sono i rumori del vento che incontro mentre falciato dall’impavida stirpe dei piccioni ritrovo tra i saluti vecchi amici. Stare soli in disparte nel tempo crea quell’aria dimentica in cui i brani di un discorso si fanno sfilacciati, allora in un impeto si riprende la careggiata afferrando quelle cose dai colori vivi per trovarsi in campo aperto dove le cose avvengono.

Contrabbasso 5

Nel pomeriggio le cose appaiano diverse dal mattino ma cosa è diverso nel sentimento del mutare e trasformarsi? Rispondo:”Nel mio cielo oriento l’attenzione sussurrando alle candele accese il ricordo dei colori. Seduto sull’orlo di una qualsiasi sporgenza guardo le mani raggrinzite dalla vecchiaia, paesaggio formato da oggetti disseminati in modo sparso, incompresi tra la polvere depositata dal trascorrere dei pensieri. Al solito l’ansia si insinua con segni di paura e sgomento, presagi mortifici calano da sopra le tende oscurando ogni cielo possibile. Cerco di ribellarmi alla frustrazione immaginando i colori della primavera quando dal sole che sorge spuntano i primi fiori dall’acqua rigenerata. Il corpo soffoca nel disaggio della destrutturazione inflitta dalle malattie ben catalogate in alfabeti sintetici. Riprendo a suonare nel sogno senza il dolore dell’altro, scivolando sulla tastiera imponendo pastosità agli armonici, odio quando il suono diventa fischio privo di vibrato. E così mi risveglio sulle ali della Lucia di Lamermoor elaborata da Bottesini”.Al solito indugio nel letto dopo una notte insonne, le pareti da strette si riprendono la forma consueta come le foglie tornate sugli alberi in primavera. Un dialogo intramondano si estende lungo la traiettoria del brusio nella brezza del caffè proiettato verso le cose da fare. Così tutti i giorni si riprende il filo di Arianna o il telaio di Penelope dipende da i punti di vista per organizzare, decidere, parlare segnare la presenza. Ristette il contrabbasso a lungo chino nell’angolo del muro in silenzio, forse abbandonato per sempre, mai più imbracciato per amore dei suoni tonali unica riserva di pace nel mondo in guerra. Scorre dentro le vene quel mai più malinconico che è la brezza di un corpo acerbo squassato dalle intemperie dei mondi possibili nell’unico approdo rimasto nello spiazzo della via chiamato piazza, la mia terra con i miei colori e i suoni gravi del mio eterno amore.

Contrabbasso 4

Disse la balena seduta nell’angolo della stanza:”caro mio la leggerezza d’acciaio nella pressione costruisce la pastosità del suono, cavalcare il vibrato è una contorsione nel giogo dell’acquarello con sfumature che si fanno via via sbiadite ma stabili”. Rispondo:”sono nei ricordi di un tempo sofferente quando la tastiera d’ebano rientrava costantemente nei miei sogni, la ribalta di una scena sono la modalità dell’esserci nel tempo, una serie di gesti rappresentativi per figurare una esistentività.” Dice la balena:” La coscienza è gettata nella terra grezza senza riscontro alcuno, alzando un leggero velo friabile di polvere vischiosa e rarefatta. Dentro ad i suoni i germogli creativi riverberano nella digitazione virtuosa aprendo il sogno del palcoscenico illuminato.

Il mito del suono perfetto che rompe la materia tra sogno e realtà, la cospirazione si estende come una macchia d’olio tra le coscienze confondendo gli animi lasciati soli nel buio della notte. Il disegno umano è formato da bolle di potere, da sempre il predominio è la chiave della strutturazione delle cose. Gli enti sono tali e concreti perché sono voluti, la volontà è il sentimento che permea il predatore nel bene e nel male. Le circostanze della vita rendono l’esserci come casualità accettandone la schiavitù nel processo di vita e morte.

Contrabbasso 3

Così mi ricordo il mio rapporto con la musica e lo studio del contrabbasso, momenti di estasi con cadute agli inferi nella fatica di mantenere una esistenza nel contesto provinciale. Il suono apre una dimensione in cui le rigidità delle cose si fa incerta, quasi fumosa in modo che la costruzione di una idea diventa novità, la plasticità del mondo si rende malleabile e tutto diventa possibile. Il suono profondo pizzicato della corda è un lento dondolio danzante in un ipotetico locale noir d’altri tempi, con la cantante dalla voce roca che racconta i tuoi versi spingendoli con forza nelle falene emozionali degli stomaci astanti.

Quante notti trascorse in questo sogno, abbracciato allo strumento seguendo la maniaca ricerca della perfezione nella pressione delle dita senza sforzo da parte dei muscoli, tirare l’arco senza usare il braccio ma solo con la forza di gravità. La stanza studio con la porta sul cortile, è stato per anni pertugio aperto verso il modo di fuori, ogni rumore della natura, pioggia, vento, richiami degli animali hanno costruito e plasmato i suoni della poesia.

La diteggiatura scritta in matita compare come una mappa: uno, tre quattro fino alla svolta con il pollice al capotasto deformato dal callo. Il dialogo con il suono si fa stringente, sudato nella fatica di penetrazione del meglio della vibrazione, dialoghi d’amore evocati dal modo minore della sequenza della scala.