Immersioni nel mare

Immersioni nel mare dell’oscurità tra l’avventura e l’obbligatorietà del vivere, nei flutti minacciosi sulla cresta mentre al di sotto si aprono le relazioni. Incontrando i filosofi si apre il cerchio della domanda perché essere invece del nulla, in un mulinello di correnti ascensionali le risposte si fanno via via più complesse, ma sul fondo quando arriva il momento, il silenzio sovrasta ogni cosa lasciando vagare lo sguardo verso ciò che sta innanzi e nello stesso tempo dentro riflettendosi in ogni direzione. Il fondo come parabola dell’ultimo luogo possibile dove il suono è vibrazione in assenza di suoni, ma poesia silenziosa del tutto.

Lasciare il campo

Lasciare il campo sgombro, se è vero che siamo esseri vibranti ed è vero che lo siamo, l’unica possibilità per ascoltarci è fare in modo che all’interno dello spazio di comunicazione possiamo vibrare entrambi. Una prove è che il tacere accogliente stimola il parlare profondo nell’altro, acquetando l’aggressività. Quando ho cominciato ha non avere più l’ansia per la risposta, si è aperto il mondo dell’alterità, non molto dissimile da come siamo tutti, ed in fondo le persone non cercano consigli ma tempo nell’essere considerati e nell’essere amati per come sono.

Nel tempo

Nel tempo o quel che si crede sia lo scorrere degli attimi, quando si cresce nell’incomprensione altrui si impara a fare silenzio. È un’arte riuscire a stare di contro a chi incontri senza inclinare l’altrui atto del conoscere, tacendo e nello stesso tempo contenendo il riversamento senza modificarlo, ma lasciandolo nella contemplazione di chi sta innanzi. Ho imparato quest’arte come istintiva necessità di sopravvivenza, la perenne disistima verso me stesso e la paura di essere visto nudo, mi ha portato a sviluppare la conoscenza predittiva, cioè quel modo di guardare la persona oltre a ciò che rappresentano allo sguardo, ma cogliere il sentimento che permane nascosto sotto pelle in modo da scansare il possibile rifiuto.

Il ballo in maschera

Alcune cose possono venire bene se fatte con criterio stando seduti nel momento in cui si sta. Respirando quel poco d’aria che in sospensione riempie la stanza con un proprio moto a noi non visibile avendo una vista a grana grossa, per cui percepiamo l’evidenza solo se ci ostacola. Quali le soluzioni si fanno innanzi nell’ottenere i mezzi per produrre gli scopi che alla fine è il senso per restare in vita; nello specifico questo tipo di vita a cui diamo questo significato. Da dentro questo letto le parole danzano debordando per finire schiantate negli angoli in cui la polvere s’annida e li restano insonni fino al prossimo ballo in maschera.

La via inversa

Non so spiegarlo ma è un continuo fischio nell’orecchio destro a cui cerco costantemente di non dare retta, ma è persistente fino al punto di condizionare l’umore. Non è un segnale neutro ma un presagio di dolore che porta con se il risveglio delle paure inscatolate negli anni. Il frutto maturo di una vita che se ne sta andando richiusa in se. Come vorrei trovare la soluzione per eliminare la paura anche se fosse poco il tempo da campare, vorrei potermi concentrare su ciò che sta fuori per smettere di essere attratto dai segnali interni. La via inversa della meditazione dai viottoli interni per approdare alle spiagge del firmamento.

Vecchi

Sotto le coperte nelle case di riposo si cela la storia che si vuole dimenticare, rannicchiata in corpi rattrappiti per i continui abusi, violati come mai era stato possibile nel vigore degli anni. Per il bene di tutti la medicina amara è somministrata con l’impeto di chi ha sempre ragione, per questo taciturni nello spazio di un letto si aprono vie verso il mondo fatato. È diventato così difficile ascoltare come se le orecchie fossero solo due suppellettili su cui appoggiare qualcosa, nel silenzio assordante si muore ancora giovani orfani di storie. Certo è un grido ipocrita lanciato oltre lo stagno invisibile tra le case, un chiamarsi neutro senza sostanza di cambiamento. Mi ricordo i colori dei tuoi sogni che ho preso in prestito, perché un velo grigio ha avvolto la mia immaginazione, nella tradizione della danza sento in disparte evocare gli spiriti, e per un attimo comprendo la soluzione, racchiusa nel velo delle gemme nascoste, la luce dei cechi è la risposta a tutte le cose come entità che vicendevolmente si riconoscono come giocatori sullo stesso tavolo verde.

L’amato

L’istinto pizzica dalla base del cervello solleticando reazioni mentre cerco un bar vuoto dove con calma prendere un caffè ed ascoltare le chiacchiere del barman. Posti strani di questo tipo sono semi nascosti nel quarto di via, leggermente in ombra rispetto ad altre vetrine più appariscenti, basta seguire la dove le increspature dell’intonaco si fanno evidenti nell’incuria degli anni. Bene, entrando si lascia un po’ la temporalità sospesa per andare incontro all’aroma e lasciarsi andare. Ritornando su i passi lasciati in sospeso dietro lo spigolo della via ho ritrovato un me stesso meno ansioso pronto a riprendersi il controllo per nuovi passi nel centro delle case. Quindi il trovare soluzioni è lo spirito del nostro tempo vissuto come un processo di concatenazioni che porta a degli scopi, la metafora del camminatore si addice al contesto, scivolando su un asfalto più o meno liscio si raggiunge la meta che delinea un nuovo oltrepassamento verso un altro traguardo. Non ci si abitua al sole di fine giornata, quando in un momento particolare rinvigorisce quasi a voler ripetere il mezzogiorno, ed un po’ ubriachi di stanchezza ci coglie di sorpresa rimescolando le carte di una partita che sembrava già finita. È in quell’attimo che gli occhi dell’amato brillano lasciando intravedere la trascendenza nell’ eterno.

Mortalità

Alcune questioni sorgono per caso semplicemente perché la direzione del tempo impone la risoluzione dei problemi, forse non saremmo abitatori del tempo se non fossimo anche risolutori di domande. Nelle cose di tutti i giorni i colori si mischiano rendendo l’effetto visivo ricco di sfumature, per puoi prendere un caffè con il miele stando in piedi fissando oltre la tenda un mondo che si muove, catturando il rumore del tuono che apre il cielo con un soffio. Il ticchettio delle vibrazioni risuonano a volte tristi a volte contente animando gli elettrodomestici in un dialogo sussurrato mentre fuori aspetta la bufera. Dicono per strada:”è possibile che il mondo continui a girare mentre le persone cadono come mosche? Ed i carri armati permangono simboli di potenza?”. Da lontano l’eco risponde:”è solo un altro giro di giostra nel parco inanimato del Demiurgo, l’illusionista re del mondo fa apparire e sparire le storie, così senza senso perché lo spazio va riempito dal calore che muove il tempo”. Di passaggio mentre con sguardo a terra percorro il mio pezzo di strada, riecheggiano attorno alla mia testa le voci, insistenti e a volte suadenti rimarcando la supremazia sulla mia mortalità.

Conoscenza

Cerco di rendermi utile pianificando gli incontri nello spazio neutro dove si lascia che l’intimo rimanga in ombra, e non ci si spaventi delle proprie difformità. Le soluzioni sono quelle formule magiche che nel momento presente danno sollievo, non aspirano a verità ma semplicemente mezzi abili per superare ostacoli. Sono labili come l’acqua quando scivola dalle mani, rinfresca ma non si ferma mai abbastanza per diventare noiosa. Nella fantasia si possono dilatare le cose pensate fino a farne delle gigantesche rappresentazioni, spalmare il senso confondendo i contenuti nei meandri sinuosi dei paesaggi cittadini. Le persone faticano per timore ad avere un moto proprio, l’oscillazione nella massa rende il tempo meno minaccioso ma con gravi rinunce nel sapersi aprire alla conoscenza.

Sorriso

Solo un sorriso mentre le immagini scorrono piane lungo l’asse della mia memoria, incontri casuali mentre gli sguardi si allacciano nell’attimo stesso dell’abbandono. Sono i rumori del vento che incontro mentre falciato dall’impavida stirpe dei piccioni ritrovo tra i saluti vecchi amici. Stare soli in disparte nel tempo crea quell’aria dimentica in cui i brani di un discorso si fanno sfilacciati, allora in un impeto si riprende la careggiata afferrando quelle cose dai colori vivi per trovarsi in campo aperto dove le cose avvengono.