Annusando l’aria come un cane si percepisce la pesantezza e l’eccesso di malignità che ristagna a mezza aria come un fungo velenoso. La paura ha iniziato ad albergare stabilmente nei cuori delle persone, con la conseguenza nella mancanza delle piccole gentilezze che un tempo erano date a buon mercato, senza troppa fatica. La Terra con la sua natura si sta riprendendo la propria bellezza, spogliando gli umani dal dono del sentire il mondo attorno. La tecnica con le sue macchine nutre i corpi, sempre più dipendenti dalle cose trasformate dalla volontà del dominio nella speranza di vincere sulla caducità e la fine della coscienziosità.

Ritorno indietro al momento in cui ancora non ero assillato da questo corpo e dalle debolezze che ogni giorno presenta rendendo il fare uno sforzo ed il pensare sbiadito. Mondeggiare nel tempo in una unica direzione è uno svantaggio, non si ha mai una visione completa della narrazione. Svincolarsi dalla velatura in cui siamo etichettati è come strapparsi la carne di dosso ma forse ne vale la pena, liberare le molecole per assaggiare altre combinazioni o aggregazioni. Di fatto è un l’amento da vecchio che accusa il colpo di una corsa che non può più fare, ma da fermi i sentimenti sono liberi di esprimersi se lasciti liberi dalla nostalgia.