La lotta tra bene e male

Nella rada si cerca protezione da eventi esterni improvvisi, sottovalutando però la minaccia che cova all’interno. Essa è nascosta negli anfratti delle cose solo pensate o desiderate. Il capitano fa segno all’armeggio e, alla fine, tutto si spegne nel silenzio dell’attesa. Come tanti automi, si obbedisce alle procedure e ognuno si incammina per la propria strada. Mi sveglio intontito dalla bassa pressione e dal battito cardiaco che scende sotto i cinquanta; prima o poi, non mi sveglierò più. Ho la sensazione di aver camminato oltre la rada per chilometri, temendo di essere intercettato dai miei simili. Dipano il groviglio tra le immagini e le parole che vorrebbero significare qualcosa, ma non corrispondono. Il mago del tempo ha mischiato le carte in modo che siano sconosciute alla realtà.Tra sogno e realtà compare la differenza di estensione: qui mi muovo tra una camera e la cucina per la colazione, mentre al di là solco ancora mari e terre straniate dalla deformazione della fantasia. Le voci che sento provengono dalla strada e dal cortile; nuovi bambini hanno fatto ingresso in questo quartiere. Saranno i protagonisti domani delle nuove case e dei mutamenti della città.

Mi vengono a trovare frequentemente i personaggi che ho incontrato, trasfigurati dall’emotività del presente. Sono tante storie che, insieme, formano un intreccio di esistenze. Una riflessione che si dipinge sulla tela sottile della rimembranza. Ascolto silenziosamente le parole quotidiane. Sono molte e investono con veemenza una possibile risposta. È sempre più difficile essere presenti quando serve, dentro a una supplica irrisolvibile. Non ci sono soluzioni facili nel cuore di un soffrire. La natura stessa pone delle condizioni di finitezza, che inesorabilmente generano motti di sofferenza. Contando le foglie ingiallite che cadono, il tempo cristallizza i ricordi. Un giorno, poi un altro, nel rosario del tempo, scorrendo una preghiera dopo l’altra, ascoltando la natura. Così, alla fine, si abita questo mondo, sbattuti come su un tram troppo veloce in curve estreme. Per istinto, si cerca di rimanere in piedi finché si può, nella scia di chi si accascia per lo sfinimento. Sale l’ansia per la paura di non sapere più anticipare gli eventi. I cambiamenti così rapidi corrono più della comprensione. Ed è solo un sogno riaprire la speranza del passato. Il paragone non funziona; anzi, ci si perde in una scissione dalla propria identità.

Luci e ombre nell’intervallo che ci separa. Supino, mentre le nuvole spazzano il cielo, il ventre molle della terra è un letto accogliente. Da sempre inghiotte e risputa la vita in un ciclo che solo Lei conosce. Noi, spettatori erranti, illusi che la nostra volontà conti qualcosa, ci troviamo nello scenario immenso della vastità. Buttare lo sguardo oltre il concetto, distendere la percezione oltre l’oggetto: osservare senza gli occhi il gioco misterioso che attrae le essenze. Anche oggi scruto dal fondo del mio funzionamento per capire cosa sento. Cosa mi spaventa al punto da esitarmi a uscire tra le polveri della produzione umana? C’è forse un mago che attende al crocevia per mutare certezze in sconforto? Una forma di nichilismo annichilisce il senso stesso d’esistere. Con la configurazione del nulla si può giustificare qualsiasi atto. Il niente è il totem che guida il pensiero, un aspetto deresponsabilizzante in cui qualsiasi cosa vale in funzione dello scopo. Perciò, le più bizzarre o drammatiche gesta disumane possono trovare una collocazione di senso nel pensiero. La cecità che poco alla volta cala sulle gesta della città mi rende crepuscolare, con un carattere che si chiude sul proprio respiro. Assisto così impotente alla lotta tra bene e male, in un risultato di nullità.

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