Ottobre 2023

Spaesato nel mio stesso discorso interiore che sovrasta i rumori di fondo, mentre lentamente raccolgo parole cadute e lasciate ingiallire dal tempo. Una malattia la vita che si risolve inesorabilmente con la fine accompagnata da mille altri inizi. Sono le vie coperte dal cielo nero che si tagliano nel lungo scorrere del fumetto in bianco e nero, le quali scorrono in modo cinematografico nella visione forse solitaria ma non certa per via dell’impossibilità nello stare da soli. Dal mare si rincorrono le voci delle altre terre con altre rive in cui sguardi scrutano e si incontrano senza vedersi perché la lingua che raffigura il mare cambia e scolpisce i corpi secondo linee divergenti. La salute mentale presa in sé non indica nulla di preciso se non una formula culturale di parcellizzazione di una funzione, la volontà di smembrare ogni aspetto dell’unità non divisibile è il problema che sta a monte della classificazione. È un problema in quanto non ci aiuta a comprendere la sofferenza e se possibile accettarla superandola. La distrazione per gli oggetti della mente che alla fine svelano la propria realtà fatta di parole le quali si affollano ed ingombrano il corpo dentro e fuori di sé. Vorrei tanto che qualcuno abbia cantato le ninna nanna al momento giusto che passando ha lasciato deserto un sentimento mai più recuperato. Le giornate placidamente distese accolgono storie che alla spicciolata rientrano dalla fughe verso lidi altrui. In loro compagnia lascio scivolare il mio tempo che zoppicando si lascia abitare come una casa vuota. Le parole rimbalzano e possono per magia cambiare significato ad ogni guizzo dalla parete spoglia dagli affreschi identitari. Il narratore oggi si è perso per un sentiero Orobico mentre in costa segue la linea che divide terra e cielo. Il narratore non volendo tornare fa in modo che mi tocca starmene in disparte ad aspettare che ci ripensi. Intorno il grigio dell’autunno sembra colorire gli sguardi che animandosi vanno oltre a ciò che è possibile guardare. Rincorro una giovane che dimentica di se lascia ogni cenno di vita ad una stazione di autobus, per poi adombrarsi in un silenzioso diniego mentre osserva i propri piedi nel punto in cui scorre l’acqua dentro al sotto terra.

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