Dentro alle solite banalità

Dentro alle solite banalità ci si incammina sul sentiero della notte percorrendo la distanza che separa l’eco della domanda con la coda della risposta, è un momento di stasi nel corso di questa vita che allarma la consapevolezza di non esserci mai stato sul sentiero o in vita. Crescendo e mutando il corpo si adatta alle idee in concetti astratti accettando di fatto di non essere più se stesso, diretto da fuori dai pensieri che vengono da dentro in continua contraddizione con il fare quotidiano che così diventa una fatica. Difficile che mi venga voglia di muovermi per andare a vedere cose su cui altre persone si trovano per condividere un posto comune, ormai ho una forma forzata di pigrizia che restringe la possibilità di movimento e rimango spesso nell’ombra in compagnia dei pensieri che lentamente si sciolgono nel caldo dell’estate. Le possibilità nascono poco per volta prendendo spazio prima in un angolo remoto come un lontano riverbero, poi piano piano si allargano spostandosi verso il centro fino alla condizione di un compimento. Non ci sarebbe un risultato se prima in qualche modo sia già introdotto il seme iniziale; per esempio chi decide di uccidere o di uccidersi non lo può decidere per un caso frutto di un momento particolare, ma nella cernita delle possibilità già presenti, quindi preparata in anni nella periferia della memoria come finzione ed esplorazione dell’ inaudito fino alla costruzione dell’impossibile nel possibile dei scenari della propria realtà. La spazzatura viene ritirata sparendo dall’orizzonte di chi la produce a meno che non si stazioni nel proprio scarto, la consapevolezza è il pattume che non sparisce ma permane nell’orizzonte in modo da trovare la strategia per la convivenza. Mi ci ritrovo nella super cazzola sparata così come viene nel roteare dei pensieri mentre quasi svenuto dopo le pulizie del pavimento di casa rimango disteso sotto osservazione del cane che guardando perplesso sbadiglia e aspetta un segno di ripresa. Mi risuona lo scritto di Eco: “perché l’essere e non il nulla”, ma… davvero siamo ancora a chiedere al nulla perché c’è il qualcosa? Oppure perché l’umano sembra così distonico con il proprio ambiente? Giorno per giorno sono scandite le sillabe che promettono di congiungersi in modo armonioso con un retro gusto nostalgico (Nagori), perché il moto in avanti ci rende perennemente dimenticati in un regno mellifluo in cui i significati si mischiano in una eterna buriana? Il diario scandisce i giorni ed oggi è proprio un giorno di luglio, ma una volta detto è ancora così? Oppure siamo già nell’altro mondo quello che viaggia al contrario con le interiora al posto della pelle e gli occhi rivolti al dentro, un amico cita il diavolo come compagnia del suo viaggio, ma difficilmente il diavolo si fa cogliere da singole entità essendo il plasma in tutte le dualità. Non che non si possa parlare con il diavolo ma è certamente una conversazione al limite in cui poi è facile non trovare più la strada di casa, meglio restare nell’ombra del mito congelando tra storie e fantastiche visioni. Le due righe da scrivere verso sera dopo varie letture spingono verso i paradossi, risulta alquanto difficoltoso restare dentro ad un pensare in parole che tendenzialmente, le parole , hanno la facoltà di esplodere appena stressate dall’attenzione, solo una mano vera che accarezza può riportare il mondo sulla terra. Alla fine il sentimento è ciò che lega ad un significato il senso dell’esistere, e spesso è dedicato ad un altro con cui si condivide lo stesso progetto, stare per stare insieme questa è l’unica cosa che ci definisce.

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