Vico e Rod

Come sempre i ragazzi tornano verso casa quando il sole sparito dall’orizzonte rende incerto il senso di sicurezza, nei soliti gioghi si è inserita una nuova sensazione mai provata prima, un senso di spaesamento dovuto ad una fine imminente, ma la fine di cosa resta un interrogativo. Anche l’eco delle risate o dei giochi di parole con quel parlarsi addosso fluente senza un filo che conduce da qualche parte, ma solo un suono di voci amiche e rassicuranti in cui il costrutto ha meno importanza rispetto al parlarsi degli adulti. Il tornare ha quasi sempre un sapore amaro ricacciato giù dall’aumento della salivazione man mano che il ritorno trova il proprio approdo, nella casa che contiene tutta un’altra dimensione dei rapporti sulla scorta degli affetti intrecciati con possessività e sottomissione. Vito torna sempre a casa anche se non vorrebbe, non sa ancora spiegare quel rimuginino che gli prende dentro le mura della famiglia, un suono di tenebra che rimbomba tra le stanze vissute come estraneità e sempre scurite anche nei momenti in cui il sole penetra dalle persiane aperte. Solo il proprio letto ed il metro quadro intorno è l’isola chiara dove lasciarsi andare tra i propri oggetti che come amuleti riconducono ad un senso identitario con il fuori da lì, non che i propri genitori siano dei mostri, ma Vico non li capisce, anzi non riconosce in loro i propri tratti. In parte è dovuto che da un certo momento in poi la memoria di essere un bambino è svanita, evaporata in una notte, ed il presente è diventato una continua incognita, per cui il mondo è iniziato ad essere pericoloso e gli adulti di casa delle possibile spie pronte ad un tradimento. Per Vico solo il gruppetto di amici resta qualcosa di reale su cui contare per esserci nella quotidianità delle cose, peccato che si trovano all’esterno è il mondo di “casa” con il fuori sono inconciliabili, per cui il rettangolo di appartenenza per le sue cose è anche la navicella con cui nella fantasia viaggiare verso l’altrove per come le sensazioni lo indicano. Vico non sta con genitori violenti o problematici ma semplicemente impegnati nelle loro cose, infatti fino ad un certo punto tutto tornava senza sbavature, Vico sentiva di appartenere a quella coppia. Vico non ha ben preciso quando è cominciata la sbavatura in cui le sensazioni sue e dei genitori hanno cominciato a divergere, come suoni stonati che fluttuanti hanno iniziato la creazione di atmosfere cupe rimescolando il conflitto che in Vico è diventato risentimento e rabbia per i genitori. In poco tempo si è trovato a ritirare le sue proprietà nel metro quadro intorno al letto e la postazione della play, ed come in trincea a spiare se fosse spiato o se le sue cose venissero toccate. C’è una età in cui le emozioni non hanno baricentro è sempre un’altalena tra estremità, non si può essere solo felice bisogna esserlo in eterno, per cui poi si sprofonda nell’infelicità più nera, gli amici per la vita, per poi una parola sbagliata ed è il più vile tradimento; tutto diventa una instancabile corsa sulle montagne russe in cui a questa età non si percepisce l’approdo. Vico ripensa al suo amico Rod che si vanta dell’erba che frega al fratello per poi manipolizzare l’attenzione di tutti nella prospettiva di fare una cosa proibita. A Vico non interessa fumare ma si lascia trascinare perché ci tiene al momento di gloria del suo amico, Rod è lo sfigato del gruppo ed è sempre ultimo in tutte le attività, ma è proprio per questo che Vico si sente attratto da Rod. Quando a fine giornata si ritrovano da soli lui è Rod per fare l’ultimo pezzo di strada prima di casa, Vico sente una vicinanza ed una complicità che lo rendono contento di essere soli in quel momento, sono emozioni nuove che ancora Vico non sa decifrare, ma sa che quello è il momento migliore della sua giornata.Ci sono momenti particolari nella giornata in cui si dipana la confusione e resta una chiara sensazione di essere nel posto giusto, sono fugaci ma sono pioli piantati nel tempo che permettono la sopravvivenza, altrimenti l’angoscia prenderebbe il sopravvento e il nulla presenterebbe il conto. Vico in alcuni di questi momenti ritrova lo sguardo dei suoi genitori e sente la casa come propria, ma non esprime all’esterno alcun sentimento, ma anzi ne fugge via rintanatosi dietro ad una maschera dall’espressione burbera. Vico riprova mentalmente le parole da dire e non sempre i suoni si accordano con i significati, non ricorda da quando è iniziato questo mesto rimuginio in cui le parole sfuggono via come meteore lasciando vuoti senza senso. In modo intuitivo Vico ha capito che le narrazioni fatte da parole sono il male cioè l’impossibilità di farsi capire in modo vero, è per questo che all’imbrunire con Rod il capirsi passa tra il sudare insieme nella corsa o rotolarsi nell’erba fresca della sera, oppure negli sguardi con le mille sfumature nel sorriso della complicità. Oltrepassando il noto Vico si sposta nella terra dell’unicorno mentre dalla postazione franca del luogo del proprio odore apre il velo verso quel mondo non più visto dagli adulti, attraverso reti invisibili avviene una connessione alla terra fantastica senza parole ma con colori, urla, striscamenti, formule magiche e sopratutto il pulsare del cuore. Vico ancora non è in grado nel districarsi nella realtà delle sensazioni amorose, ma rispetto a Rod sente una stretta di gelosia quando è attenzionato da altri, e stupidamente si ritrova a fare cose eclatanti solo per attirare la sua attenzione , ha capito che in lui l’attrazione per l’altro sesso non funziona, non come sente declamare dal suo gruppo quando vedono le ragazze, ma ancora la presenza inquietante della possibilità di essere diverso è sopita nella descrizione dell’amicizia.

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