Dentro ad un apparente scorrere nella normalità si annidano campi profughi clandestini, sono per lo più oscurati per una diversa sintonizzazione nel flusso del tempo, sembrano lenti gli occupanti ma affaccendati a mantenere le tradizioni che sfuggono al giogo della tecnica. La cordialità per chi si approccia con umiltà è offerta nel prendere un tè lentamente per assaporare la terra da dove ognuno proviene. Fermarsi vale una storia di fate e demoni nell’eterna lotta tra male e bene, una preghiera senza Dio nel rispetto di tutti gli altri che hanno governato il cielo. Camminando mi celo a quella fretta che tutti devono mantenere per non fare dissolvere l’illusione.
Profughi
Pubblicato da Mattioni Marchetti Terrablu
modalità di scrittura improvvisata cercando di seguire il flusso del pensare con l'istantaneità dello scrivere. Vedi tutti gli articoli di Mattioni Marchetti Terrablu