Dal sottotetto dove la luce filtra ovattata dalla polvere, la quale si deposita come una coltre dalla forma dei sogni. Al riparo da ogni richiamo i fotoni possono giocare la magia dell’apparire nella cornice del destino, senza sottostare alla legge evidente del divenire. È così che il pensare rende la necessità dell’accadere, un motivo esistenziale per uno scopo nella forma del gioco. Nascosto nella pelle di un bambino mentre aspetta la sorpresa di essere scoperto. Quante volte la meraviglia dei posti abbandonati è stata la bussola verso la visione degli oggetti senza nome, privi di esistenzialità senza tempo.
I colori di novembre sovrastano ogni concezione di bellezza, l’incanto per i momenti di cielo limpido, in cui la vista può correre come una saetta, restando senza fiato. Nella consuetudine dei percorsi tracciati nella memoria mi trovo a sorprendermi per la novità degli sfondi, e le inquadrature zumano su particolari da memorizzare per i tempi bui. Non è solo visione l’emozione evocata ma è un sentire compassionevole di appartenenza alla Terra, che da sempre è presente per essere colta, come un cieco trovo il risveglio sopra alla linea dell’orizzonte e piango per le creature trascurate.
Il fermento delle piazze, ha il sapore di un gregge, lasciato in balia da una assenza logica, nel codificare le mappe della disperazione. Si coglie l’imminenza del dramma ma il nemico resta invisibile, senza nome, quindi con qualsiasi epiteto può essere evocato. La banalità del male si ripresenta nei volti comuni delle persone che non sanno nulla del gioco del potere spicciolo, ma reagiscano a slogan semplificati dalla rabbia di non essere nulla dentro questo mondo dominato da impianti tecnici. Gridare per gridare, protestare per protestare, distoglie lo sguardo verse se stessi e la paura dell’invisibilità sociale.
Come aiutarsi senza per forza costruire vincoli? Ho sentito dire:”mi tocca restituire un favore per non sentirmi ingrato, ma sento il disagio del doverlo fare”. Così si costituisce la catena che poi lungo il tempo si trasforma in nodi e doveri. Io dico che:”è meglio essere gentili e scivolare via come nulla nella dimenticanza di doversi girare in dietro e senza pretendere niente nel guardare avanti”. Respirando secondo natura e contando inspirazione e espirazione cammino lento a tempo del silenzio. La voce del padrone riecheggia lontana faticando a sfondare la linea della meditazione restando un brusio perso tra le foglie al vento.
Annusando l’aria come un cane si percepisce la pesantezza e l’eccesso di malignità che ristagna a mezza aria come un fungo velenoso. La paura ha iniziato ad albergare stabilmente nei cuori delle persone, con la conseguenza nella mancanza delle piccole gentilezze che un tempo erano date a buon mercato, senza troppa fatica. La Terra con la sua natura si sta riprendendo la propria bellezza, spogliando gli umani dal dono del sentire il mondo attorno. La tecnica con le sue macchine nutre i corpi, sempre più dipendenti dalle cose trasformate dalla volontà del dominio nella speranza di vincere sulla caducità e la fine della coscienziosità.