In giro per le piazze raccontandosi storie mentre la pioggia penetra nei vestiti tra sorrisi e ammiccamenti in quella intimità umida evocata dalla pesantezza dell’acqua. Le parole si incrociano gridate nell’aria inchiodando i respiri nel sincopato dell’eccitazione, rievocazioni storiche di gesta quotidiane con colori emozionati dalla ricerca dell’attenzione, per essere amati, o per lo meno guardati. Ci si accorge quando qualcuno cerca veramente di vederti e non solo rimirare il riflesso di se tesso in te, è una buona sensazione quando succede riattivando la speranza di appartenenza ad una specie. Le parole se prese singolarmente non hanno nessuno significato, ma se offerte in costruzioni di senso emotivo prendono la forma di una tavolozza di colori da condividere per dare forma alla fantasia.
Nelle ore prima
Nelle ore prima non vi fu clamore solo uno sparo isolato nella nebbia che dirada, poi silenzio e amarezza per ciò che non può più essere. Sempre così si compone il tempo in attimi inderogabili, mai una clemenza o una battuta d’arresto. Insonne cerco la ricostruzione di una storia da raccontare, snocciolando le parole come vivide immagini di un delitto irrisolto, mentre i motori delle auto echeggiano in solvenza lungo la tangenziale. Molte visioni nel cuore degli uomini che sfrecciano via da un dove all’altro, ricostruendo nel mentre le figure familiari per tenersi stretti un po’ di compagnia nell’isolamento della strada. È in questo modo che vado avanti ed indietro dal lavoro scavando nel tempo perduto una voragine di solitudine.
Natale
I suoni nella penombra invernale risuonano ovattati nelle stanze chiuse, spifferi di vento increspano l’aria depositando polvere su i mobili invecchiati. E’ un sentimento d’angoscia sopraggiungente improvviso che mobilita un cruccio o disappunto di rabbia. Una trama grigiastra scende coprendo la luce scavando depressione nelle viscere, costituendosi in stazionaria tristezza, è il tempo della paura che ha invaso gli animi come alla fine di una festa, in cui si torna verso casa con un senso di spaesamento per il mancato riconoscimento delle cose lasciate. Il Natale si presenta con forza per riportare il presente dei sentimenti in una possibile unità nelle strade e piazze, nel freddo entro un emozione da fine di un ciclo.
Il mattino
Il mattino buio di quando le nuvole basse incespicano nere su i tetti delle case, lasciando pioggia riversa a colmare il vuoto tra le cose del mondo. Dalla camera senti i passi affrettati “schivi”dell’acqua che risuona sull’asfalto. Un nuovo giorno verso il dover fare qualcosa nella direzione del tempo che scorre in una unica direzione, per questo con calma ci si prende la pausa dell’attesa, sorseggiando acqua e miele. Vorrei che le azioni che attendono di essere compiute siano già passate per colmare quei luoghi della memoria che in ogni caso sono destinati a decadere. Così senza essermi mai mosso rimango fermo in quella posizione da degustazione rimirando il vuoto che riempie la stanza fino all’orlo, mentre sto in silenzio
Terra
Un appiglio qualunque può apparire di tanto in tanto per facilitare l’ascesa, nel disordine quotidiano in cui la guerra per la supremazia si mostra nelle strade metropolitane. Un pensiero forgia di metallo l’intera struttura dell’azione in cui il divenire incessante delle mutazioni inesorabilmente porta a morire. In virtù di questo gli umani bramano l’esser Dio l’eterno, il quale resta perennemente nell’orizzonte del desiderato. La parola cerca di spiegare la natura ma essa resta muta al linguaggio della voce, apparendo inerme e priva della conoscenza attendendo che l’uomo si dissangui da se. Pochi si distanziano dalla chiacchiera per liberarsi dal fardello della conoscenza del bene o del male per unirsi a ciò che non è nominato.
A ramengo
A ramengo cammino distratto tra i sacchi del rudo abbandonati sulla strada, come reietti senza più padrone, ma ad uno sguardo più attento si nota la firma degli umani indelebile sulla propria immondizia. Lo scorrere veloce dei corpi può trarre in inganno il fiuto della decomposizione che inarrestabile si compie senza eccezioni, l’etica ha donato alle persone la capacità dell’arte del camuffare, trasformando pietra in oro, il segreto dell’alchimia sta in questo soggiornare nel personaggio per poi passare ad un altro nella dimenticanza del principio. Le vetrine sono tristi con luci scialbe che tirano verso il giallo, una decadenza nell’animo che si fa sentire mentre tutto il da farsi sembra inarrestabile.
Battute finali
Siamo nelle battute finali della stretta di un cambiamento per la riduzione delle visioni discordanti del mondo, per lo meno nei luoghi ad alta intensità di popolazione, dove gli agglomerati producono maggiori rischi di reazioni avverse. Su i tetti in inverno si forma una patina luccicante da cui l’apparire e scomparire del sole dona una luce intesa e fredda, un richiamo al rigore del tempo mentre fuori si cammina dentro agli strati dei vestiti. Un giorno che viene via come la fiamma di una candela spenta la sera, e nell’insonnia che si protrae le luci del giorno continuano a riverberare tra le ciglia.
Violenza
Dentro alla scommessa della sopravvivenza ci sta una lenta desertificazione delle possibilità creative della descrizione del mondo. L’affanno per tanti nel mantenere il proprio tenore di benessere incattivisce le reazioni in insane gesta. Nello scenario peggiore l’onda creativa si ritira bagnando meno spiagge e toccando il cuore a meno umani. Non per questo la facoltà di trascendere le cose viene meno è solo un po’ bandita, ed il pensiero metafisico nella limitatezza riprende vigore per espugnare le roccaforti della fede. Oltre la pelle del corpo il mondo si connette a nostra insaputa, ormai la vista non vede più nulla se non l’epidermide morta.
Famiglia
Ritorna a bussare l’inquilino inquietante appostandosi di lato al visore per sorprenderti anche se è chiaro che non può essere che lui. Ci sono personaggi che a prescindere dalle intenzioni risultano antipatici, forse è dovuto alla boria con cui tagliano l’aria impadronendosi di essa lasciandoti con il fiato corto. Sta di fatto che il rimescolare dello stomaco agita ed increspa la tranquillità della giornata entrando nella china di una serie di fatti spiacevoli, non ultimo affettarsi un dito nel tagliare una stupida melanzana. Ci si riprende invocando riti wudú e celebrando nel presente i legami della famiglia che assiste sorridendo.
Lavoro
Le parole nascono dalle cenere dei discorsi accatastati lungo l’asse dell’esistenza umana così come essa si percepisce nella volontà nel dominare e trasformare il mondo. Uscendo di rado nella folla mi capita a testa bassa di contare le foglie caduche, e perso nei colori mi ritrovo ad associare i suoni in una leggera cantilena che parla direttamente alle cose. È un giorno come un altro e dalla tangenziale il rumore del lavoro arriva spingendo verso un dovere qualsiasi, un atteggiamento che richiama al movimento per scopi in funzione alla produzione, ma lentamente cerco la resistenza di restare in disparte a contemplare le foglie.