Tornando a casa

Tornando verso casa dopo la visita alla fiera del paese si incontrano comari a spasso con il cane, sgambettano intorno come se l’essere indaffarati non lascia tregua nelle lente giornate della vecchiaia. Un cenno di saluto al riparo dal raggio di luce invadente nel primo tempo prima della calura estiva. Un ricordo sovviene tra l’incespicare dell’approccio cortese e il tempo fermato nell’immagine del passato, solo un attimo e come rugiada sgorga la commozione anziana dello struggimento nostalgico della casa originaria, e con imbarazzo il saluto si orna di lacrime spregiudicate. Il cigolio della porta di casa riporta l’attenzione sul presente come se il tempo esistesse, solo un attimo di imbarazzo verso le cose attorno depositate, orme sagomate nello spazio per richiamare la vista al concreto della realtà. È solo uno dei tanti giorni che scorrono ridefinendo i ricordi, verso la colazione in piedi come sempre in modo da non dubitate del risveglio. La finestra sulla strada è un occhio vigile che rimanda ad altrove, paesaggio nella radura arsa dal potere della conquista, il desiderio che mai si quieta per sua natura annega nel latte di soia nel momento in cui tutto tace.

Il filo

Il filo che tiene insieme i ricordi annodando la storia è menzognero, nasconde in modo barbino le scappatelle dalla linea retta verso scorribande in territori sconosciuti, per tornarsene poi come nulla fosse nel solco del tempo dritto. La relazione d’aiuto diventa divergente per natura interessandosi ad i paesaggi dell’altrove senza che nessuno degli interlocutori ne sia al corrente, gli strumenti diventano i sensi, come per i cani da tartufo. Avviene sempre inconsapevolmente il ritrovamento del tesoro restando ignoto in quanto il mistero resta risolto nel dominio del sentimento. Le parole per spiegarlo sarebbero parole sprecate, per cui ancora il silenzio nello stare in presenza è la migliore medicina. Questo per dire che come al solito il lavoro educativo non è un ricercare in superficie la descrizione delle evidenze della vista, ma una inconsapevole calata nel magma emozionale comune a tutti dove le interpretazioni non hanno un loro statuto d’essere.

Negli incontri

Negli incontri il Vecchio Cane se la cava meglio che nel restare di guardia al propio niente, gli incontri sono danze e annusi nel silenzio del parco alle prime ore dell’alba. In lontananza la macchina del risveglio tuona nell’eco anticipatore, un mostro dormiente che non teme rivali quando è il momento di avanzare nel giorno. Il tuono copre il cammino è i piccioni si fanno da parte defecando sul metallo, infischiandosene del progresso. Come ogni mattina il Vecchio Cane sfrutta il tempo di mezzo quando ancora presto e non tardi ma non troppo prima, nel tacere degli incontri amorosi. Restando sul discorso del silenzio i rumori di fondo sono come uno sfondo inespresso. L’educare ha questo spirito in cui l’azione è esattamente il punto in cui si sta fermi nelle intenzionalità non espressa, in una forma di carezza dolce del disquisire mantenendo fermo il campo identitario in cui l’alterità ci possa stare in tranquillità riconoscendosi per ciò che è. A volte il dire è un che di superfluo, è solo un indice d’insicurezza, una sbavatura nelle reciproche paure.

Nei momenti brevi

Nei momenti brevi ascensionali nelle vette rarefatte l’apparire assoluto dilegua il tempo come nuvole al sole, il tacere lascia l’eco delle mille cose possibili, ma la rinuncia è l’unica possibilità di senso nella relazione amorevole. Già il divenire si impone come violenza assoluta al primo vagito e forse prima ancora, la continua trasformazione avviene naturale non serve calcare la mano producendo maggiore cambiamento. L’arte del lasciare stare accompagnando con minore violenza possibile i mutamenti è il principio basico del rispetto della vita, acquetare il chiacchiericcio nella brulla selva di macchine umanoidi nel disperato tentativo che il silenzio della musica torni a governare i sentimenti.

Immersioni nel mare

Immersioni nel mare dell’oscurità tra l’avventura e l’obbligatorietà del vivere, nei flutti minacciosi sulla cresta mentre al di sotto si aprono le relazioni. Incontrando i filosofi si apre il cerchio della domanda perché essere invece del nulla, in un mulinello di correnti ascensionali le risposte si fanno via via più complesse, ma sul fondo quando arriva il momento, il silenzio sovrasta ogni cosa lasciando vagare lo sguardo verso ciò che sta innanzi e nello stesso tempo dentro riflettendosi in ogni direzione. Il fondo come parabola dell’ultimo luogo possibile dove il suono è vibrazione in assenza di suoni, ma poesia silenziosa del tutto.

Lasciare il campo

Lasciare il campo sgombro, se è vero che siamo esseri vibranti ed è vero che lo siamo, l’unica possibilità per ascoltarci è fare in modo che all’interno dello spazio di comunicazione possiamo vibrare entrambi. Una prove è che il tacere accogliente stimola il parlare profondo nell’altro, acquetando l’aggressività. Quando ho cominciato ha non avere più l’ansia per la risposta, si è aperto il mondo dell’alterità, non molto dissimile da come siamo tutti, ed in fondo le persone non cercano consigli ma tempo nell’essere considerati e nell’essere amati per come sono.

Nel tempo

Nel tempo o quel che si crede sia lo scorrere degli attimi, quando si cresce nell’incomprensione altrui si impara a fare silenzio. È un’arte riuscire a stare di contro a chi incontri senza inclinare l’altrui atto del conoscere, tacendo e nello stesso tempo contenendo il riversamento senza modificarlo, ma lasciandolo nella contemplazione di chi sta innanzi. Ho imparato quest’arte come istintiva necessità di sopravvivenza, la perenne disistima verso me stesso e la paura di essere visto nudo, mi ha portato a sviluppare la conoscenza predittiva, cioè quel modo di guardare la persona oltre a ciò che rappresentano allo sguardo, ma cogliere il sentimento che permane nascosto sotto pelle in modo da scansare il possibile rifiuto.

Il ballo in maschera

Alcune cose possono venire bene se fatte con criterio stando seduti nel momento in cui si sta. Respirando quel poco d’aria che in sospensione riempie la stanza con un proprio moto a noi non visibile avendo una vista a grana grossa, per cui percepiamo l’evidenza solo se ci ostacola. Quali le soluzioni si fanno innanzi nell’ottenere i mezzi per produrre gli scopi che alla fine è il senso per restare in vita; nello specifico questo tipo di vita a cui diamo questo significato. Da dentro questo letto le parole danzano debordando per finire schiantate negli angoli in cui la polvere s’annida e li restano insonni fino al prossimo ballo in maschera.

La via inversa

Non so spiegarlo ma è un continuo fischio nell’orecchio destro a cui cerco costantemente di non dare retta, ma è persistente fino al punto di condizionare l’umore. Non è un segnale neutro ma un presagio di dolore che porta con se il risveglio delle paure inscatolate negli anni. Il frutto maturo di una vita che se ne sta andando richiusa in se. Come vorrei trovare la soluzione per eliminare la paura anche se fosse poco il tempo da campare, vorrei potermi concentrare su ciò che sta fuori per smettere di essere attratto dai segnali interni. La via inversa della meditazione dai viottoli interni per approdare alle spiagge del firmamento.

Vecchi

Sotto le coperte nelle case di riposo si cela la storia che si vuole dimenticare, rannicchiata in corpi rattrappiti per i continui abusi, violati come mai era stato possibile nel vigore degli anni. Per il bene di tutti la medicina amara è somministrata con l’impeto di chi ha sempre ragione, per questo taciturni nello spazio di un letto si aprono vie verso il mondo fatato. È diventato così difficile ascoltare come se le orecchie fossero solo due suppellettili su cui appoggiare qualcosa, nel silenzio assordante si muore ancora giovani orfani di storie. Certo è un grido ipocrita lanciato oltre lo stagno invisibile tra le case, un chiamarsi neutro senza sostanza di cambiamento. Mi ricordo i colori dei tuoi sogni che ho preso in prestito, perché un velo grigio ha avvolto la mia immaginazione, nella tradizione della danza sento in disparte evocare gli spiriti, e per un attimo comprendo la soluzione, racchiusa nel velo delle gemme nascoste, la luce dei cechi è la risposta a tutte le cose come entità che vicendevolmente si riconoscono come giocatori sullo stesso tavolo verde.