Meditazione

Seduto a gambe incrociate, schiena dritta, occhi socchiusi poggiando lo sguardo innanzi sul pavimento. Respiro piano nel silenzio fino allo schiudersi di una fenditura nella trama del noto. Una vibrazione di incognito come un sussurro plana nella mia coscienza, rivelando la meccanica del divenire, come respirazione incessante di un gigante che divora calore e affanno per riuscire a rimanere immobile nell’apparire eterno. I vecchi sono lenti nel paesaggio invernale dentro al velluto caldo degli indumenti datati senza vezzo modaiolo. Chini sul passo aprono la via verso l’ignoto che da sempre appare come un guizzo nell’inquadratura laterale dello sguardo. Camini fumanti oltre il cielo adagiato sulla nebbia si stagliano uniformi come soldatini alla parata da inizio festa. Ora, nel mentre accade ciò che avviene di solito, dimesso è il mio indugiare nell’ombra di nuove perturbazioni nel respiro lento della meditazione.

Voci

Non c’è nulla che possa costituirsi come verità nella prassi pedagogica, i sistemi di rilevazione statistica non sono adatti al concetto di efficacia nel stabilire se è meglio o peggio il risultato dell’intervento nel confronto con l’altro. La metodologia protocollare è un aiuto per educatori che non sanno decifrare i segnali di risposta dell’altro, e soprattutto non dominano i segnali in uscita da se stessi. Il Natale e oltre, incombe nelle strade umide e nere dallo smog, un carosello colorato sopra il rudere abbandonato della terra, radice in cui radicare il sogno di rinascita. A passi lenti incrocio la gente dai contorni sfuocati, l’umanità è persa in un ingorgo di identità. Cerco le mie mani riflesse nelle vetrine come merce esposta, un suono lontano richiama verso una chiesa, canti intorno all’organo come da sempre i sentimenti vibrano nelle voci.

Occhi amati

Sulle coste si mostrano i trofei dentro gli anfratti dove depositati stanno immobili costruzioni millenarie, non è possibile stabilire un tempo dei manufatti perché nemmeno il tempo può essere stabilito, quindi la grande costruzione della storia è per gli umani una favola su cui addormentarsi davanti ad un cammino accesso nella sera stringendosi nell’appartenenza. Crescendo la testimonianza si arricchisce di particolari appesantendo la falcata attraverso il vento piegando la schiena ad un inchino, fino ad arrendersi ad un lento spegnimento sognando la luce dell’amore che permane nella forma degli unici occhi amati per tutta la vita.

Sorridere

La confusione è una condizione dell’anima mentre la morte attende defilata in un angolo, cerco di afferrare il senso del vivere sospeso nella condizione precaria tra essere e nulla. Ma cose di poco conto si frappongono come ruggine negli ingranaggi vanificando lo sforzo del conoscere. Un caro amico risponde alle chiamate trovandosi nel posto in cui te lo aspetti, evocando pensieri magici nel pomeriggio a finire. Ritornare ad ogni costo al sorriso impostando i muscoli facciali al sorridere, fino a che la mente sorride, e poi tutto il resto sorride ed alla fine il corpo si lascia andare ad una grassa risata riconciliandosi con i propri organi.

Respira

Ci sono cose che aspettano dimenticate nel tempo, rese invisibili da leggera sbadataggine da padroni indaffarati. Correndo nel sogno di un altro incespico nella palude oscura ove ristagna il rimosso che ignoro. Le mie parole escono deformi nel frastuono del risveglio nelle prime ore utili per essere qualcosa di diverso. Ma piano ci si ritrova assemblati come sempre sorprendendoci ogni volta per questo corpo che porta in se stranezze evolutive o adattive, dipende dalla teoria di riferimento. Consiglio a volte nella pratica clinica di familiarizzare con se seguendo il filo dell’aria che entra e esce in quanto è una cosa certa nel tempo, così con questa consapevolezza apprezzare ciò che man mano si sente nella scoperta.

Esercizio

Esercizio fisico consumato nell’arco dei minuti disteso nella dimensione dei bradipi, respirando lentamente in forma riflessiva. Ombre illuminate di fresco si insinuano nel canale percettivo seminando tempesta, un battere di ciglia per resettare lo stuolo di muscoli che si muovono inconsapevoli. Muoversi in modo consapevole in qualsiasi tecnica che ci ispira è un modo per entrare nel presente delle nostre fibre, è esserci nel Lugo in cui ci si allarga sulla radura della cura. Ridurre il pensiero in movimento in quella unità che è l’evento in modo che l’esercizio sia consapevolezza del mondo. Poi senza fretta una buona insalata per non dimenticare che siamo natura.

Zucca vuota

Guardo una zucca vuota esposta nella vetrina dove passo in coda ogni giorno, una luce, un rispecchiamento e lo stampo rimane nella mente, qualche secondo per poi scivolare via verso l’oblio parziale nell’affastellamento di ogni cosa. Il ripetersi nella memoria di paesaggi comuni in cui il linguaggio intreccia i significati per poi proiettarli sull’orlo estremo della mente in quel caotico rimuginino che è la natura del tempo. Sono sempre in bilico nell’ oscillazione umorale fatta di credenze popolari e superficialità urbana, mi sento vittima di una morsa di luoghi comuni disseminati in ogni dove con abbondanza che restarne fuori è una impresa ardua.

Piazze

In giro per le piazze raccontandosi storie mentre la pioggia penetra nei vestiti tra sorrisi e ammiccamenti in quella intimità umida evocata dalla pesantezza dell’acqua. Le parole si incrociano gridate nell’aria inchiodando i respiri nel sincopato dell’eccitazione, rievocazioni storiche di gesta quotidiane con colori emozionati dalla ricerca dell’attenzione, per essere amati, o per lo meno guardati. Ci si accorge quando qualcuno cerca veramente di vederti e non solo rimirare il riflesso di se tesso in te, è una buona sensazione quando succede riattivando la speranza di appartenenza ad una specie. Le parole se prese singolarmente non hanno nessuno significato, ma se offerte in costruzioni di senso emotivo prendono la forma di una tavolozza di colori da condividere per dare forma alla fantasia.

Nelle ore prima

Nelle ore prima non vi fu clamore solo uno sparo isolato nella nebbia che dirada, poi silenzio e amarezza per ciò che non può più essere. Sempre così si compone il tempo in attimi inderogabili, mai una clemenza o una battuta d’arresto. Insonne cerco la ricostruzione di una storia da raccontare, snocciolando le parole come vivide immagini di un delitto irrisolto, mentre i motori delle auto echeggiano in solvenza lungo la tangenziale. Molte visioni nel cuore degli uomini che sfrecciano via da un dove all’altro, ricostruendo nel mentre le figure familiari per tenersi stretti un po’ di compagnia nell’isolamento della strada. È in questo modo che vado avanti ed indietro dal lavoro scavando nel tempo perduto una voragine di solitudine.

Natale

I suoni nella penombra invernale risuonano ovattati nelle stanze chiuse, spifferi di vento increspano l’aria depositando polvere su i mobili invecchiati. E’ un sentimento d’angoscia sopraggiungente improvviso che mobilita un cruccio o disappunto di rabbia. Una trama grigiastra scende coprendo la luce scavando depressione nelle viscere, costituendosi in stazionaria tristezza, è il tempo della paura che ha invaso gli animi come alla fine di una festa, in cui si torna verso casa con un senso di spaesamento per il mancato riconoscimento delle cose lasciate. Il Natale si presenta con forza per riportare il presente dei sentimenti in una possibile unità nelle strade e piazze, nel freddo entro un emozione da fine di un ciclo.