A volte sono solo piccole cortesie lasciate con delicatezza senza una malizia particolare o un fine qualunque, un modo di stare nella vicinanza con garbo e rispetto per la presenza. In questo fiume dalla voce grossa in cui il nostro lavoro è sempre costeggiato, un po’ di cortesia lascia il dolce sapore di essere importante per un momento fugace nel ciclo degli eventi. Oggi piango tutti quelli che stanno soffrendo per un cambiamento che non sopraggiunge e restano intrappolati nella rete delle attribuzioni che li rende invisibili al mondo e con il tempo a se stessi.
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Volatili
Trovare le parole per dire una frase che accarezza e rasserena chi sta di fronte è una azione di sradicamento dalla carne al sentimento, un dono con cui si nutre l’atro con una parte di se. È un giorno buono per non essere tristi quando l’animazione del mondo è rivolta altrove e non bada alle tue cose, te ne poi stare tranquillo gustandoti il te, pensando alla piacevolezza di stare dimenticato in un angolo guardando oltre la finestra i volatili che si spingono su i rami del tuo paesaggio.
Mi ritrovo in una stretta via camminando con affanno verso un qualsiasi posto da cui mi sfugge il nome, forse un luogo divertente, ma dall’oscurità del percorso non sopraggiunge nessuna sensazione piacevole. I bordi delle via sono oscurati dalla nebbia grigia e umida del mattino ancora senza sole, dal fondo emerge attutito un vociare confuso di suoni articolati come una base ritmica. Vorrei continuare a camminare ma lentamente sprofondo nell’asfalto forse fresco del giorno prima, in sostanza tutto si sta complicando e muoversi è quasi doloroso. Ostinatamente una voce chiede spiegazioni al perché le cose devono essere sempre così angoscianti ma istantaneamente il risveglio si palesa con una lenta ricognizione sul chi o cosa si è.
Anche oggi la barriera dell’ inflessibile è flessa nel racconto quotidiano che utilizza i mezzi in direzione ostinata verso gli scopi individuali e collettivi. Una sovrastruttura alla semplicità dell’impossibile in questa terra dove la volontà si trasforma continuamente per rimanere viva nella mortalità. Restando fermo guardo gli oggetti che definiscono il senso dell’inquietudine per lo strattonare del tempo verso un qualche cosa da fare, per cui mi fisso sul contorno in ombra di una cosa qualunque per rallentare la corsa e sorrido leggermente riportando il pensiero al respiro. L’aria entra l’aria esce senza resistenza passando attraverso all’insignificanza della volontà.
Sto
Accompagnati dal sole luminoso ma freddo dell’inverno si torna ogni volta a passi già percorsi per riprendere discorsi sfumati dalla memoria. La città racchiude le folate di vento conservando una stabilità nel cambiamento rendendolo consuetudine, in questo modo la volontà resta socchiusa in una violenza domata. Il sacro rimane confinato nei luoghi di culto staccandosi dal flusso delle cose del giorno per trasformarsi in magia e festa mentre genuflessi si rende grazia al Dio che più ci aggrada. Nel ritornare predispongo la posizione seduta con schiena eretta per stare dove da sempre sto.
Passione
La fantasia illumina gli occhi mentre sbirciano oltre le striature della luce filtrante tra le persiane antiche da sempre presenti nel luogo dove la biforcazione dell’età adulta spegne ogni velleità di rinascita. Solo un cenno del capo mentre fuori un vento gelido spazza la paura dai corpi intirizziti dal mesto vivere per vivere. Un cenno per richiamare il respiro al proprio compito nell’antro privato in cui il sogno può spaziare in altri mondi e conoscere altre creature nella vastità dello spazio tra le ciglia socchiuse. Lasciarsi andare nella compassione per ritrovarsi ogni tanto avvolto nel sentimento della passione.
Presente
Non necessariamente è necessario vivere nel presente quando i rumori si fanno fastidiosi come le parole urlate e gettate in abbondanza a pioggia indiscriminata. C’è una realtà che sopravvive nella confusione e si abitua che le azioni siano contraddittorie, in questo tipo di presente non è possibile trovare la pace o serenità del momento. Con un salto oltre il flusso discorsivo si può trovare una prateria silente dove le cose diventano inconsistenti perdendo la gradazione valoriate ed in questo stare nel destino del silenzio in pace. Non voglio rispondere ad i richiami quindi rimanendo dissociato accanto alle cose che accadono mi lascio trasportare verso un altro giorno.
Anime placide
Gli oggetti disposti in serie lungo una trave che attraversa il prima ed il dopo di una vita spesa nella ricerca dell’intesa perfetta con uno sguardo complice. La storia è il sentimento che regge come il filo della collana di perle tutte le sensazioni nello sfioramento di due esseri che si cercano all’infinito. Il senso del ricordare i momenti che formano l’intensità che si evidenzia dallo sfondo, in una tonalità che diventa l’unica intimità particolare in mezzo a milioni di altre. Questo mio essere che si dilegua affrancato dalla singolarità che non può negarsi all’ amore unico nella distesa delle anime placide.
L’apparire
Un solo scopo nell’apparire dell’apparire mentre il silenzio permane totale nell’attimo in cui il disiscarnamento rende l’uomo fugace ricordo nelle cose tra le cose. Mi risveglio nel confine coatto del pensato mentre penso nell’ solipsismo di un cuore infranto in assenza d’amore. Raccontare senza la scansione temporale, dimensione quadridimensionale in cui tutto è già presente a se. Biografie lanciate all’uniscono nell’apparire completo del significato. Una storia si cristallizza nella diagonale che unisce punti spaziali in una ipotetica linea(paradigma del mondo). Sono solo, perso nel punto infinito, senza speranza di guardare l’oltre la cruna dell’orizzonte.
Parole
Le storie sono parole esplose nel vento quando si è distratti a dove mettere i piedi, luoghi di passaggio le dune cittadine dove si staziona per una pausa e poi via nel caos del niente. I saluti o riconoscimenti sono banditi, solo ghigno per passare oltre nell’essere vivi sulla morte altrui. È uno schema di consuetudini a briglia stretta a cui sottostiamo senza riserve. La difficoltà sta nel mettere una parola dinanzi all’altra, nella danza dell’assonanza e del senso nel primato a cosa appare per prima nel conoscere. Sono solito scrivere senza una riflessione attenta, in modalità sovra pensiero, per cogliere di sorpresa l’immagine prima che la parola la tratteggi.