Si conclude il giorno ripetendosi nell’ambito degli oggetti che riesce a rischiarare, ci sono grandi e piccole migrazioni, le grandi raccontate dai romanzieri e le piccole dai poeti. Micro migrazioni da una cosa all’altra dove le perturbazioni emotive si allarmano incidendo nella memoria crepe evocative. Per ognuno la terra sconosciuta è una caratteristica isolata dalle comprensioni altrui, le infinite terre di mezzo che creano altrettanto vuoto infinito. Per finire si spranga una porta sopra ad una frontiera dividendo la realtà in dentro e fuori, poi con lentezza si va a dormire oppure si spicca il volo.
Archivi delle categorie:Senza categoria
Cincischiando
Cincischiando nella tratta quotidiana mentre rimetto in fila il gusto degli oggetti, sparsi lungo la fila delle mattonelle impolverate, la schiena si contrae scontrosa come un vecchio bonobo contrariato mentre dorme sopra all’albero preferito. Il movimento non è lineare; da un punto verso un altro punto in linea retta, ma risulta uno sciabordio in cui avanti e indietro, passato e futuro si confondono, rimestando la memoria nel vortice dell’alba in cui le sagome sembrano fantasmi. Ritorno o vado avanti nelle incombenze perché anche oggi c’è un lavoro da fare, anche oggi fuori ci sono i mostri da domare.
Nella giornata
Nella giornata di oggi le balene si sono spiaggiate, riversando sul popolo il monito del presagio apocalittico, una breve cerimonia campestre ha segnato l’episodio per poi sparire negli archivi famelici della volontà del tempo. Gli episodi della Terra si susseguono come un rotolo che si disfa e poi si ricompone, raramente avviene uno scarto nella coscienza delle spettatore in grado di produrre un cambiamento. La forma bulimica della visione ha trasformato il mondo in un cartone animato inconsistente di sentimenti pregnanti legati alle viscere del vivere, stornando la gravosità della responsabilità abbiamo reso ridicolo lo spirito degli enti.
La rabbia
La rabbia esce srotolandosi tutto intorno senza ritegno, chiazzando in colori tragici i contorni cechi degli oggetti. A volte solo un urlo spiana la strada alla riconciliazione mentre nella notte del sentimento si riaccendono le sensazioni. Una alterità sconosciuta si spreme come uva in un distillato raro per ritrovarsi alla fine della notte con nuovi propositi, una guerra combattuta nell’intimità di cui non si può farne a meno, sulla spinta dell’inconscio le pedine si muovono proiettate dalla forza gravitazionale della volontà collettiva. In ogni notte c’è la propria fine, e da sempre i mie occhi vorrebbero chiudersi nella luce del giorno.
Il dolore
Il dolore si insinua ad una certa età e non se ne va più via, gli arti per muoversi devono fare i conti quotidianamente con questo ospite, e nella lista devo aggiungere il fischio continuo all’orecchio destro per completare il quadro. Se da giovane corpo l’attenzione è stata catalizzata dall’esterno, ora per guidare la percezione sulle cose bisogna superare il frastuono interno. È come avere a che fare con una folla inferocita in cerca d’attenzioni, una specie di rivoluzione d’ottobre in cui alla fine dominerà su tutti il male più brutto. Nel guardare dentro le cose di tutti i giorni sembra sottile la variazione del tempo, un leggera spolverata di polvere come farina sul pane prima dell’infornata. Ma a volte per motivi imperscrutabili la sensazione del passare piomba a peso morto come un macino stordendo all’improvviso ogni certezza. Si rimane basiti e attoniti fermi in uno spazio dilatato ad ammirare lo spettacolo dell’eternità che per poco si presenta nel fermo immagine tra battito e battito in assenza del respiro. Poi un batter d’ali sopra le tegole di casa rimettono in moto la ruota del mondo, è un piccione senza nome il viaggiatore solitario.
Dentro
Dentro ad i presagi che si paventano nella forma dell’acqua ghiacciata oltre il tempo delle glaciazioni, sono iscritte le leggi per le future generazioni nel rispetto della loro Terra consumata dal passato in cui ha dominato il calore. Scivolando nelle infinite variazioni del bianco uomini si spostano cercando il nutrimento per i piccoli che crescono quasi cechi per il bagliore del sole. Una giornata sul confine esterno è l’avventura della conoscenza con incontri fatati di esseri da sogno da ricordare poi nel resto della propria esistenza.
Episodi
Episodi o grumi di accadimenti si cristallizzano davanti agli occhi ad un palmo dal naso, risentire le voci che in qualche modo hanno prodotto ferite, e rammaricarmi di come ho lasciato ogni volta la guardia scoperta, in modo che il male è penetrato offendendo il mio esserci. Vorrei indossare l’armatura in modo perenne, ma con quale costo, se poi non sentirei più nulla, anche ciò che amo. La difesa è parte della guerra ed il linguaggio è costruito su questa dinamica, la pace è un luogo del silenzio dove la libertà si trova nella zona tra gli essenti.
Gesti quotidiani
Sono i gesti quotidiani come: infilare gli zoccoli per arrancare verso il bagno, o farsi il caffè nel solito modo, o aprirsi lentamente al giorno sorto con i rumori del fuori nella città, che ci si organizza. “Infatti c’è sempre da qualche parte l’asfalto da bucare”. Gesti che poco a poco nella memoria stratificano l’identità in modo solido, quasi fosse un oggetto da soprammobile in mostra preventiva, anticipando qualsiasi processo relazionale. Nella vecchiaia sorge spontaneo il dubbio se a condurre il gioco della azioni quotidiane siano le sequenze abituali oppure se ancora la volontà agisce un qualche controllo, inserendo guizzi di creatività nella trama consueta del giorno.
I giorni
I giorni che passano lisci senza sbavature non lasciano increspature nell’invecchiamento del corpo e mi ritrovo a pensare che il senso delle cose scivola via come l’acqua di questo rubinetto mentre cade sui resti della cena. Trovo i gesti di sempre ad attendermi poco prima che succedano in un filare di successioni in apparenza necessarie; all’incrocio verso il parcheggio è raro che giro per il verso contrario e mi dispiaccio di questa dittatura morbida che ti accoglie come un figlio e non ti molla più. Sento il cuore battere mentre oltre l’ostacolo ci sono occhi che guardano giudicando l’esatta descrizione della Terra.
Cercare rifugio
Cercare rifugio nel respiro è la mia pratica quotidiana, mi mantiene in questo mondo per finire il lavoro. Ma di fatto mi sento già da un’altra parte, dove la disgregazione dei significati forma una crisalide di luce. Aspetto con apprensione che anche il corpo perda il senso per disperdersi un po’ dove gli pare. “Come stai “? Chiedo a chi di fronte cerca di celarsi in un avviluppamento corporale riuscendo a rimpicciolire la propria stazza, il respiro se ne va restando solo l’essenziale. Risponde:”non so, mi hanno detto di venire, ma io…”, bene siamo al solito balletto, pantomima da umani per coprire chissà quali segreti. In realtà siamo solo degli idioti che nel tempo della scrittura siamo riusciti a diventare sempre più ignoranti, fino alla dimenticanza di ciò che siamo. Forse nel primo scritto in assoluto c’è la nostra verità, ma di certo ne lo scritto ne la verità è più individuabile nella montagna di parole che negli anni si sono sedimentate nei reperti nascosti dalla natura. Tornando al mio ospite gli dico:”respira, lascia che le tue braccia scelgano liberamente dove stare, è tratta la sedia come un trono dove le tue gambe possano riposare, non servono parole per accogliere il proprio dolore ed averne cura”. Risponde lasciando l’ufficio:”forse un giorno ritornerò”. Mi rimetto a studiare parole per cercare quel segreto che alla fine mi faccia smettere: smettere di costruire discorsi, smettere con le parole, smettere con le proposizioni, chiudere il libro per aprire il vento. Rimango solo chiuso nel quadrato di spazio per cui vengo riconosciuto, oltre il quale l’identità sì sbiadisce in molte altre possibilità che ancora ignoro. Il sudore colato via negli anni mi restituisce un dolore sordo, vorrei reclamare un premio ma la fiera ha spento le luci nella sera prima del buio. Sento attutito il rombo del motore, la fabbrica continua a macinare calore e rabbia per far sopravvivere un impianto che aspira all’eternità, da capo il camion dell’ immondizia ripassa nei vicoli ma non riesce mai a completare l’opera, dietro qualcuno butta via sempre la propria vita per dispetto.