Il mattino buio di quando le nuvole basse incespicano nere su i tetti delle case, lasciando pioggia riversa a colmare il vuoto tra le cose del mondo. Dalla camera senti i passi affrettati “schivi”dell’acqua che risuona sull’asfalto. Un nuovo giorno verso il dover fare qualcosa nella direzione del tempo che scorre in una unica direzione, per questo con calma ci si prende la pausa dell’attesa, sorseggiando acqua e miele. Vorrei che le azioni che attendono di essere compiute siano già passate per colmare quei luoghi della memoria che in ogni caso sono destinati a decadere. Così senza essermi mai mosso rimango fermo in quella posizione da degustazione rimirando il vuoto che riempie la stanza fino all’orlo, mentre sto in silenzio
Archivi degli autori: Mattioni Marchetti Terrablu
Terra
Un appiglio qualunque può apparire di tanto in tanto per facilitare l’ascesa, nel disordine quotidiano in cui la guerra per la supremazia si mostra nelle strade metropolitane. Un pensiero forgia di metallo l’intera struttura dell’azione in cui il divenire incessante delle mutazioni inesorabilmente porta a morire. In virtù di questo gli umani bramano l’esser Dio l’eterno, il quale resta perennemente nell’orizzonte del desiderato. La parola cerca di spiegare la natura ma essa resta muta al linguaggio della voce, apparendo inerme e priva della conoscenza attendendo che l’uomo si dissangui da se. Pochi si distanziano dalla chiacchiera per liberarsi dal fardello della conoscenza del bene o del male per unirsi a ciò che non è nominato.
A ramengo
A ramengo cammino distratto tra i sacchi del rudo abbandonati sulla strada, come reietti senza più padrone, ma ad uno sguardo più attento si nota la firma degli umani indelebile sulla propria immondizia. Lo scorrere veloce dei corpi può trarre in inganno il fiuto della decomposizione che inarrestabile si compie senza eccezioni, l’etica ha donato alle persone la capacità dell’arte del camuffare, trasformando pietra in oro, il segreto dell’alchimia sta in questo soggiornare nel personaggio per poi passare ad un altro nella dimenticanza del principio. Le vetrine sono tristi con luci scialbe che tirano verso il giallo, una decadenza nell’animo che si fa sentire mentre tutto il da farsi sembra inarrestabile.
Battute finali
Siamo nelle battute finali della stretta di un cambiamento per la riduzione delle visioni discordanti del mondo, per lo meno nei luoghi ad alta intensità di popolazione, dove gli agglomerati producono maggiori rischi di reazioni avverse. Su i tetti in inverno si forma una patina luccicante da cui l’apparire e scomparire del sole dona una luce intesa e fredda, un richiamo al rigore del tempo mentre fuori si cammina dentro agli strati dei vestiti. Un giorno che viene via come la fiamma di una candela spenta la sera, e nell’insonnia che si protrae le luci del giorno continuano a riverberare tra le ciglia.
Violenza
Dentro alla scommessa della sopravvivenza ci sta una lenta desertificazione delle possibilità creative della descrizione del mondo. L’affanno per tanti nel mantenere il proprio tenore di benessere incattivisce le reazioni in insane gesta. Nello scenario peggiore l’onda creativa si ritira bagnando meno spiagge e toccando il cuore a meno umani. Non per questo la facoltà di trascendere le cose viene meno è solo un po’ bandita, ed il pensiero metafisico nella limitatezza riprende vigore per espugnare le roccaforti della fede. Oltre la pelle del corpo il mondo si connette a nostra insaputa, ormai la vista non vede più nulla se non l’epidermide morta.
Famiglia
Ritorna a bussare l’inquilino inquietante appostandosi di lato al visore per sorprenderti anche se è chiaro che non può essere che lui. Ci sono personaggi che a prescindere dalle intenzioni risultano antipatici, forse è dovuto alla boria con cui tagliano l’aria impadronendosi di essa lasciandoti con il fiato corto. Sta di fatto che il rimescolare dello stomaco agita ed increspa la tranquillità della giornata entrando nella china di una serie di fatti spiacevoli, non ultimo affettarsi un dito nel tagliare una stupida melanzana. Ci si riprende invocando riti wudú e celebrando nel presente i legami della famiglia che assiste sorridendo.
Lavoro
Le parole nascono dalle cenere dei discorsi accatastati lungo l’asse dell’esistenza umana così come essa si percepisce nella volontà nel dominare e trasformare il mondo. Uscendo di rado nella folla mi capita a testa bassa di contare le foglie caduche, e perso nei colori mi ritrovo ad associare i suoni in una leggera cantilena che parla direttamente alle cose. È un giorno come un altro e dalla tangenziale il rumore del lavoro arriva spingendo verso un dovere qualsiasi, un atteggiamento che richiama al movimento per scopi in funzione alla produzione, ma lentamente cerco la resistenza di restare in disparte a contemplare le foglie.
Povertà
In cerca della periferia come di un nettare per riannodare le questioni accantonate in un dimenticatoio, da parecchio il filtro sulla bellezza è un appariscente costrutto in silicone, per nascondere una realtà che presto sarà inarrestabile, la giovinezza delle persone in povertà tracimerà le barriere per portarsi al centro della scena. In fondo niente di nuovo, l’umanità si sposta come un’onda affamata e niente può colmare il divario nella corsa verso il cibo tra chi già sazio rispetto alla brama della fame. Purtroppo come sempre verranno smembrate le carni della ragionevolezza per entrare nel dominio del predatore.
L’arte
La metafora permette di entrare dal pertugio della conoscenza rendendo visibile il concetto in modo intuitivo, quindi unire le modalità espressive della poesia al rigore logico matematico sullo sfondo filosofico del proprio tempo, è un esercizio di svelamento del presente inteso non nel flusso del tempo ma nella presenza in cui si è destinati da sempre. Le relazioni sono vincolate dalle modalità espressive che impongono restrizioni tra i corpi, marcando le separazioni oggettuali all’interno di consuetudini prescrizionali che aumentano le distanze. Cogliere la presenza nella difficoltà della separazione così imposta è possibile solo nella forma dell’arte.
Il cambiamento
Nella notte si può camminare più lentamente se non si è in posti seminati dalla rabbia urbana, il buio togliendo i colori ridona una luce fresca alle cose, incontrandole in un nuovo racconto lento e bicolore. Pensare cose nuove con parole vecchie riflette il rimestare della solita minestra circoscritta nella solita cena serale. Riformulare i suoni dei verbi è uno stimolo a produrre vibrazioni intriganti nel dire esterno, e riverberare novità all’interno con il pensare. Non si esce in alcun modo dalla cornice delineata dalla critica della ragione se non cambiando gli oggetti della mente.