Avere fede

Quando il sole appare tra le stanze, il calore del cuore risana il discorso. Nell’inverno, è un ospite gradito nel rischiarare un evento o nel semplice trascorrere del tempo. Mi intriga perdermi nei giochi di luce e tra le proiezioni delle lamelle che attraversano l’aria. Comprendo poco il mondo che parla, non percepisco più i significati. Ma odo grugniti e sentenze, come all’interno dell’inquisizione di un potere supremo. L’impressione è che le persone interpretino una parte confezionata dalla virtualità, perdendo il senso identitario nei confronti di sé.

Da bambino, la distanza approssimativa tra i luoghi stava nella fantasia e nel gusto del momento, in un’area che copriva l’indefinito senso di ogni cosa. Anzi, le cose non erano ancora cose. Ora, a volte, ritrovo quella stessa sensazione: spaesamento e incertezza iniziali per mancanza di perni stabili. Ma poi mi rendo conto che sono inutili, e hanno ragione i bambini nel lasciare che il mondo si rinnovi ogni volta nel momento dello sguardo. Lasciar andare, piano, un po’ per volta, per dileguarsi nell’aria, senza il fardello di un’identità che ha solo creato pesantezza e sofferenza. Oltre quella altura, altre ancora più alte incrociano la mia fede.

Fede o avere fede: non so se sia un atto di speranza o una credenza spicciola. Ciò che mi è chiaro è che in molte situazioni la fede salva. È un atto spirituale, trascendente rispetto a ciò che ci è immediatamente presente nel significato e nelle abitudini comportamentali e biologiche. Se si è immersi nella disperazione o prigionieri di qualsiasi genere, avere fede in un oltre che salva apre il cuore a un mondo di significato positivo che la fattualità del momento non percepisce. Se la volontà è volontà di potenza, la fede è la volontà che l’esistere abbia un senso; inoltre, l’amore non è solo uno dei sentimenti, ma è il senso stesso dell’avere fede. Nella malattia o nella dipendenza patologica, alla resa dei conti, il miglioramento avviene principalmente grazie all’avere fede. La tecnica cerca di imbrigliare in procedure e protocolli il processo di cura, specialmente nel campo delle dipendenze. I risultati positivi si ottengono spesso grazie a un atteggiamento irrazionale. Lo dimostra il sistema degli Alcolisti Anonimi, che da anni detiene il primato di esiti positivi. E ciò avviene per mezzo di un sistema di credenze o “passi” che hanno a che fare con la fede o con la volontà di speranza in una trascendenza.

Non basta la tecnica; per l’essere umano è vitale respirare la sensazione dell’otre. È necessario avere uno scopo che vada oltre la mera fattualità, sapersi immergere nella fede in cui ci sono sempre colonne d’Ercole da superare e profondità interiori in cui immergersi per scoprire sé stessi. Il tempo, in fondo, è solo una scatola che racchiude eventi finiti in un mare senza tempo. La volontà di credere, che è a sua volta il predicato della fede, rappresenta la vera cura.

L’esperienza di stare con i consumatori di sostanze, attraverso i vari approcci alla cura, non porta a risultati positivi se non ci si immerge nel mondo della spiritualità e si apre la possibilità alle persone di avere fede. È fondamentale educare i sensi a uno sguardo sul mondo che trascende la dicotomia tra interiore ed esteriore. Solo così si può riscoprire l’amore per l’esistere, condizione necessaria per evitare il ricadere nella dipendenza, che spesso nasce dalla disperazione di gestire un’esistenza priva di senso e dalla perdita della propria identità.

Per rispettare l’altro, il concetto di malattia deve essere circoscritto all’essenziale, evitando il rischio di estenderlo a comportamenti che rientrano nella libertà individuale.

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