Il racconto

Il racconto si spegne in mezzo al fiato del silenzio tra una intenzione ed una perdita. Volevo finire la storia, ma: una sconcertante assenza di emozione ha fermato il cuore all’azione. I dinosauri sono passati dalla mia camera senza che mi svegliassi in questa giornata tra sole e pioggia con tratti di vento che scuotono gli utensili. Respiro in modo ansioso, è come se m’aspettassi un evento avverso, mentre vorrei essere felice ascoltando la musica ad un giusto volume. Riprendo la pagina e la parola sospesa per dire ora quel che va detto: una fine si ingarbuglia sull’uscio d’entrata di un altro inizio.

Nella stanza in penombra i pensieri sospesi ispessiscono l’aria, mentre da fuori la tempesta ha lasciato da poco la presa sul selciato. Giorni ingordi si trascinano lungo il filo costruito dal tempo, il quale impone un senso della progressione verso un dove. Osservo con le lenti sbiadite dall’usura i lineamenti della natura che si danno sempre rinnovandosi. In apparenza nulla sembra uguale nella successione dell’esperienza, le sovrapposizioni tra ricordo e presente giocano un ruolo creativo da reinventare la realtà ogni volta. Mi appisolo nel tratto di strada che ancora aspetta di essere percorsa.

La spinta verso il volo rappresenta un sogno latente per chi è legato al terreno, un’aspirazione alla libertà. Emanciparsi dalle ristrettezze del contesto fisico significa esplorare le fantasie dello spirito, librandosi nell’atmosfera. La narrazione storica è costellata di episodi di giovani uomini e donne che, con mezzi improbabili, hanno compiuto imprese straordinarie. Staccarsi dal suolo è già di per sé un atto di liberazione dai limiti imposti al corpo umano. Da sempre, l’essere umano è in lotta con se stesso nel cercare di definire un orizzonte oltre la propria visione. Gli aviatori del passato si ritrovano nel cielo senza tempo delle loro

Ridestandomi da un torpore freddo non ancora autunnale, mentre il sole, un po’ pallido, si rigira attorno alle cose, mi immergo in un’atmosfera creativa. Scruto il suono che implode nel timpano, falciando l’equilibrio precario del ricordo immaginifico del sogno. Piano e titubante, accolgo la realtà e ricomincio la conta dei giorni, intrappolato nella morsa del divenire. Un filo d’angoscia all’estremo del mio baricentro non mi lascia andare, e rimango titubante sulla soglia. Tuttavia, desidererei essere qualcos’altro, disperso in ogni dove e privo di legami. Un soffio d’umiltà cela la possibilità di stravolgere la consuetudine, rimarcando il solco del mattino.

La successione dei fatti impone un certo modo di ricostruire i ricordi, che non sempre coincide con la verità. Ricomponendo la storia, si crea una narrazione rinnovata, carica di altri significati. Il raccontarsi diventa quindi fonte di mutazione della propria percezione rispetto alle oggettivazioni delle presenze, sia interne che esterne. Da bambini, il mondo fantasioso sovrasta il concreto, svolgendo la funzione di ammortizzare la gravità della realtà. Col tempo, tuttavia, ci si perde sempre di più nelle cose, intrappolati nelle loro rigide denominazioni. Riaprire da adulti la dimensione fantastica del racconto diventa una necessità per riscoprire il valore del senso del vivere.

Dentro la casa, i rumori consuetudinari riportano gli animi a una collocazione comoda per la riflessione. Nella calma, il mondo delle idee si presenta come una proiezione o delle sollecitazioni in varie parti del corpo. La metafisica si concretizza nello spazio miope della visione o nella volontà di rendere tutto metafora del vedere. Tra gli scuri del mattino, le oscillazioni dell’ansia sono ancora irrilevanti, ma nella progressione del tempo, il dolore è destinato ad aumentare. Il timore antico degli dei si ripropone sotto forma di incertezza e minaccia, con prefigurazioni catastrofiche per i popoli.

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