Non c’è un racconto giusto nella selva delle ricorrenze aperte sul portico di casa. La via che transita si è fatta anonima e sorda alla gentilezza ed in un attimo si è diventati anonime figure trasparenti senza memoria. Si sente dal fondo un pianto ancora giovane che spezza la coltre dell’indifferenza: “una madre forse può ancora cambiare le sorti della notte del tempo”.
All’inizio sono solo presagi ma alla fine come una valanga improvvisa tutto cede verso il basso cancellando intere generazioni. Una catastrofe che annunciata molte volte alla fine si presenta inaspettata. Il circolo delle informazioni rendono reale la struttura della vita che si affida a veicoli cechi dei racconti più pubblicizzati mentre al di fuori resta la maggior parte dell’umanità. Non resta che ritirarsi in una strategica difensiva in qualche posto dimenticato dal rumore incessante della propaganda. Possibilmente con il mare davanti a sé che catturando lo sguardo possa rendere leggera la sosta del pensare e del vivere.
Ritrovarsi a comunicare con altri esseri che non siano umani ma eguali abitatori del tempo e del nostro spazio. La miseria che torna nei cicli della storia sta spazzando le periferie della città rendendo impossibile il sentimento della comunanza. Frammenti scritti un po’ per volta senza un motivo apparente ma con urgenza di segnare lo spazio vuoto. Dentro ad i confini dello spazio sento che molto di quel che succede è fuori in locazioni inascoltate. Sono terre dove brucia il sentimento e alla radice c’è una visione diversa degli enti che popolano la Terra. La trasmissione delle idee non scritte rimane ancora baluardo dell’espressione dell’inaudito come fonte di rigenerazione dall’addomesticamento delle masse.
La solitudine nella erranza nel sottosuolo dell’inconscio riscatta lo spirito dalla schiavitù all’ente per accordarsi alla musica improvvisata della libera costruzione armonica dei suoni. Sotto i riflettori si muovono le blatte infastidite dall’eccesso di spazio che si allarga mentre i visitatori si agitano per la compagnia non gradita. Da sempre non ci si capisce ma tra uomini e animali può starci la soluzione di permanere più a lungo in compagnia della specie vegetale. La mania o pazzia di concepire le persone come un apice evolutivo è il limite che non permette di sentire le altre narrazioni in linguaggi non umani.
Non c’è una gerarchia nella scala evolutiva ma è piuttosto una griglia orizzontale in cui sulla linea del tempo alcune entità a turno emergono. La testimonianza storica è una forma di illusione ottica in cui il racconto più ascoltato risulta emergente come probabile verità ma basta un cambio di accento e il paesaggio muta in altro. Foreste di imbonitori che costruiscono visioni in sovrastati di cultura che solidificando strutturando abitudini. Il vincolo è esattamente ciò che vogliamo o che crediamo di volere in una corsa al possesso che dura per il soffio della vita. L’incanto della stagione colora gli spazi lasciati liberi dalle case riempendosi di animali e brulichio di suoni in un cambio di passo che ogni anno si ripete per richiamare l’attenzione sulle altre possibilità di intessere la volontà.