Tornano verso casa le parole non dette mentre arranco sul crinale che porta alla spianata dal cielo azzurro con poche nuvole attorno. É un ricordo nel presente di oggi che travolge il senso delle immagini che scorrono evidenziando una giovane grinta spesa a cambiare le cose. Il santuario in cima alla costa al di sopra del fiume che nel suo scorrere risuona nelle stanze in sotto fondo. Una comunità intorno ad una chiesa chiusa che di giorno lavora in una aurea di fede non cercata, i dialetti sono vari ma nell’affacendamento della cura sulla terra si uniscono in un solo significato comprendendosi. Condividere un tratto della propria vita in comunanza con altri che portano il sacco del fallimento o della sconfitta alla fonte di condivisioni che cambiano e riaprono la porta di un certo modo di stare al mondo. Giornate passate persi nel sentiero della natura in compagnia degli animali che aiutano a superare i fallimenti, l’eco del vento tra gli alberi mentre si sale sull’acciottolato e si distingue per ognuno il passo dell’altro. Il Santuario della costa una oasi meditativa ricca di storia e di pellegrini che hanno lasciato nell’aria il profumo di speranza che si rigenera ad ogni generazione. Vecchie panche in legno comode per la meditazione nella chiesetta del santuario, lo sguardo si può di volta in volta agganciare agli affreschi in penombra, e seguire l’orlo della crepa che suddivide il passato dal futuro. Con un po’ di pazienza il dentro ed il fuori si scioglie in questa atmosfera che risente della salmodia dei molti pellegrini che sono passati: per una supplica o semplicemente per stare dove è avvenuto un miracolo Cristiano. Seduto senza appoggiare la schiena il respiro entra, ed il respiro esce. Il pensiero sull’ inevitabilità della sofferenza suggerita dagli affreschi permea il mio respiro e cerco di portare silenzio nel dentro e fuori, tra passato e futuro. Quanti volti incontrati tra la Costa ed il suo dirupo verso il fiume, quante espressioni lette oltre il tratto superficiale della carne, segni che scavalcano il dire e entrano come fitte nel terreno delicato delle emozioni. Poi il dialogo ripara o cerca di guarire persone rotte ed un po’ storte che nello spazio si muovono goffe in cerca di una casa o semplicemente di un rifugio. La storia di quella comunità nel Santuario della Costa rimane una magia della spiritualità, i fatti, le giornate, i mesi, hanno seminato e ridato un senso ad un luogo abbandonato dove nel passato già era stato visitato dal tocco del divino. Oggi che le tegole dei tetti si sono scolorire e l’ottusità ha fatto qualche passo avanti non c’è più spazio per le fantasie magiche, infatti: le cose hanno preso il sopravvento sull’essere che le anima. La comunità come condivisione ha lascito il posto alla comunità dei protocolli e la magia o la meraviglia dell’incontro è stata sostituita dall’educazione alla guerra. C’è sempre un nemico da qualche parte pronto per essere odiato, l’opificio della malvagità sforna prodotti pronti all’uso in cui ogni essente viene trasformato in cositá. Il mio ricordo della Costa è una vivida sorpresa che nell’imbarazzo della fatica di oggi mi aiuta ad avere una prospettiva serena di quello che può essere fatto per superare la sofferenza. Non ricordo più la storia dell’apparizione della Madonna che é avvenuta alla Costa ma certamente in quel luogo non si rimane indifferenti al divino che avvolge il luogo. Non serve una religione per entrare nel mondo sospeso tra cielo e terra, anzi tutte le religioni hanno sempre impedito la religiosità in favore dell’obbedienza ad i precetti, ed infatti anche la nostra esperienza comunitaria si é conclusa sotto l’egida di una prescrizione.