Agosto 2023

Senza ritegno le persone vomitano ogni genere di cattiveria quando la dignità ha ormai abbandonato il senso della sensibilità verso l’altro. La stanchezza e la noia hanno invaso il quadrato del possibile essere nulla, e come nullità molti si spendono nelle strade svuotate dal significato per riempirsi di aggeggi sostitutivi dei corpi. Mostrarsi senza fantasia agli occhi di una finzione dettata da un social come se la rappresentazione di sé sia sempre altrove. Scendo a svuotare la macchina in bermuda di prima mattina e per un attimo mi godo la città in déshabillé. Sento l’aria ancora fresca gelare la pelle sopra al sudore residuo della notte che rimanda ad immagini spezzate dei sogni.

Sono i suoni che sfiorano l’udito ad avviare il racconto di una giornata che appare isolata dalle altre, questo giorno contiene le gesta particolari di due amanti che indifferenti al resto del mondo si guardano isolando l’esterno in un eterno presente. Niente di eccezionale è solo amore, ma ciò basta per una intera vita che si apre nella vastità dei sensi. Mi ricordo da bambino la domenica mattina il rintocco della campana e poi a seguire il parlare acuto soprattutto di donne che camminando svelte andavano verso la chiesa. Già lì il confuso senso di realtà sovrastava la concretezza delle cose e spesso me ne andavo per altri mondi senza mai più ritrovare esattamente la porta di casa, ed è così che il disallineamento ha resto costante il mio modo di percepire la realtà. Le nuvole che sorvolano sempre innanzi staccano arabeschi e favole mentre si cammina incerti sulla terra bagnata. È così che una volta gettati si cresce inesorabilmente verso una qualsiasi fine. Milioni di domande che sembrano sempre nuove ma già trovano milioni di solchi ad accoglierle in un terreno già da sempre arato.

Sono piccoli gesti quotidiani ripetuti e assimilati che quotidianamente formano il senso d’appartenenza ad un corpo. Il quale invecchiando inizia a rompere il patto dì fedeltà causando mille acciacchi, finché la rottura diventa insanabile. Quindi in fondo l’identità non è altro che l’abitudine, e basta una folata di vento per disperderne la boria della volontà d’esserci, mentre il sole che rischiara l’ombrosità dei tuoi lineamenti sale dal sud una coltre calda dal colore della sabbia. Immagini che scorrono davanti insistenti per confermare una visione degli oggetti per dare sostanza ad una realtà che sembra sempre scivolare via da sotto i piedi. Il lavorare la materia con la volontà di trasformarla in altro per poi rimpiangere ciò che era sembra un gioco del rimpianto. La creazione della nostalgia come sentimento struggente per sentirsi parte della vita come divenire.

“Ogni dieci anni una svolta”, questo mi dicevo e mi dico tutt’oggi, ma in questo presente mi sono arenato…quasi spiaggiato in un arenile solitario, dove i suoni delle parole si sono fatte afone. Si continua a lavorare come se una mutazione è alle porte, ma in realtà il furore della volontà di potenza si è ancorato al passaggio della nebbia, di cui ora sento nostalgia per le tante notti passate in giro per le strade protetto da questa coltre magica e romantica. La pianura padana è il regno della nebbia e dell’ orizzontalità piatta a cui i corpi aderiscono in forme caratteriali sovente malinconiche e schive per l’eccessiva esposizione dalla assenza di estese verticalità. Quindi dall’autunno, verso sera, il muro invisibile cala a protezione dell’ intimità e del pensare grigio della gente di campagna.

Per trent’anni ho cercato di capire cosa la zolla arata di fresco portasse via in consenso al mare, ma l’intenzione persa per strada è svanita nelle peripezie che una vita porta con sé. Ancora sogno un mare vicino che circonda e accoglie lo sguardo e l’orecchio con lo sciabordio continuo. Una ninna nanna perpetua durante la riflessione sul nulla o il tutto che sta da sempre davanti agli occhi non visto.

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