Si può udire da dentro il sibilo che ci riporta al risveglio nella mattinata di oggi che come ieri si presenta alla coscienza. Con una certa testardaggine insito nel voler strutture un progetto o storia, ma da subito nel pensarlo mi ritrovo a perderne la consistenza, i pensieri si sciolgono e colano dalle estremità del mio spazio vitale e si perdono. In qualche modo cerco di fermare l’emorragia ma è buio oltre quella soglia. Fermo immagine su ambienti abbandonati, meglio se vecchi opifici in radure incolte, ingrandimento e zumate verso particolari particolarmente incrostati da ruggine e resti dalla lavorazione…poi personaggi sbiaditi in bianco e nero che tremolanti appaiono e svaniscono. Ancora non del tutto sveglio si materializza nella memoria la carrellata di volti visti il giorno prima, esse sono sfumature emozionali che riproducono le sembianze in rughe significative dal dolore. La fenomenologia insegna a guardare ciò che sta alla vista senza la carica significativa che l’intenzionalità insita del nostro osservare già investe l’oggetto prima dello sguardo. In questo modo i volti in rassegna appaiono nudi dalla mia intenzione e sono ciò che sono, cioè bizzarre conformazioni dell’espressione umana che si riflettono in me per il loro stesso giudizio, ed in questo piangono la propria pena. Sono giorni complicati dentro alla storicità del racconto dei molti esuli di un mondo in sbandamento, la paura che si trasforma in rabbia è la costante linea scavata dai profili della gente. In disparte si accumulano i rinunciatari sempre più evidenti nell’ inerzia di un pensiero che non sa più affrontare la povertà e la miseria. Semplicemente si ignora gli avanzi e lo scarto che infettando le sorgenti prima o poi farà crollare il feudo civile…mi scosto un poco per vedere meglio…oltre la nebbia che incrocia il sottosuolo, e cioè che vedo è terrorizzante. Rinnovamento è un ordine del risveglio pensato da milioni di persone che a sezioni nel mondo si alzano e guardano la realtà in modo diverso. Dove prima c’era il silenzio ora le voci si fanno concitate per l’urgenza di esprimersi e finalmente:“lapilli e lava” l’eruzione travolge vecchie incrostazioni. Aggirandomi nella calma piatta dei sentimentalisti per tessere un filo di concatenazioni alle quali va aggiunto un cappello per chiudere la storia. Sono in affanno nel corpo che oggi disteso senza volontà nel torpore del tempo che non vorrei che passasse. Cerco un riconoscimento che mi colloca sulla scena di questo crimine che è il perdersi nel divenire, che per i buddhisti è continua trasformazione degli aggregati. Per la logica è l’eterno che si mostra nel proprio stare per ciò che è. Per i nichilisti il divenire è la prova inconfutabile che si va nel nulla, l’annichilamento dell’essere, e con esso Dio. Ancora sovrasta su i cieli da Babilonia in poi la volontà che le cose siano altro da sé e prevale l’umanità malvagia che non si arrende alla bontà. Guardando le file dei libri riposti senza un ordine particolare sulla libreria, la mia ricerca ha sbalzi miopi individuaando testi possibili per essere mutati, attraverso un lavoro di spoliazione delle parole dal loro senso, per essere ricollocate sopra ad una diversa trama che man mano porte con sé il paesaggio del mondo sotto la lente d’ingrandimento. Il rimescolare è l’arte del funambolo che appeso ad una sottile trave, muove i birilli con estrema cura verso nuovi orizzonti della Gravità sfidando la sorte nell’acrobatismo della sospensione. Archiviata la Pasqua con il casino che si è portata dietro, nelle strade riprende il moto perpetuo della folla che si orienta rispetto al proprio “da fare” e nell’ansia si corre verso la meta che rimanda ad altri non luoghi del vivere.