Sono solo un piccolo scricciolo, nel fiume grande dei pensatori, schivo: resto nascosto al giudizio, che come una tela del ragno, ha la velleità di coprire ogni cosa. Sono diventate battaglie gli scambi che un tempo erano incontri tra pari con una “ombra” di vino al bar, ridendo; così che oggi anche la più stupida delle questioni viene innalzata a conflitto. Quando la fame e la sete diventeranno realtà, spazzeranno di colpo ogni civile creanza per entrare nella terra nuova, quella senza pietà e cultura, fatta da monosillabi e grugniti all’interno delle vecchie chiese in rovina, dove resiste dopotutto, e…come sempre un angolo della pace. È bizzarra la voglia sfrenata di molti di risolvere i conflitti con conflitti, anche se i racconti recenti ne fanno emergere l’inefficacia, c’è una litigiosità innata nel modo di stare delle persone che da sempre qualifica il racconto della vita. Rimango come al solito rintanato in un silenzio pesante, fatto di anni in cui ho gridato e anche cantato i sogni scolpiti dalle generazioni a seguire. Ma, ora è difficile il solo dire qualcosa di buon senso, che dal cielo immaginario dove sta il giudicante, arriva lo strale della scomunica, in cui il tutto va in “caciara” e amen. Gloriose sfingi disseminate nei sentieri campestri dove scavando nel sentimento le coppiette amoreggiano riscrivendo ogni volta il romanzo del poeta. Vedo la mia casa in groppa al vento che si disperde…vorrei rincorrerla ma le gambe diventano colonne di cemento e mi perdo nello spirito dell’epoca che non mi rappresenta. Le faccende del lavoro sono diventate fatiche immani da quando la passione ha lasciato attonito lo sguardo curioso della scoperta, ho un ripensamento rispetto alle molte cose dette in funzione del bene Aristotelico. Il diventare vecchio si incrocia con il diventare giovane dell’altro generalizzato con le problematiche che si ripetono, ed i flussi discorsivi che stagnano come pozzanghere abbandonate nell’antichità dell’incuria. L’Europa si prepara a diventare fortezza di se stessa nella difesa dei cambiamenti e soprattutto a difesa dei poveri cristi che attratti come falene cercano di entrare nella arcaica alcova della civiltà. I poveri delimitati sempre più in ghetti rischiano di trasformarsi in predatori dell’anello debole della società, cioè quelli che non sono ancora così abbietti. Mi riprendo dell’ennesima visita medica in cui al solito ti ricordano che: “si, hai una malattia cronica” ma che: “si, sei anche sulla via dell’invecchiamento per cui…pace…”; ma da quando invecchiare è diventata una malattia? Credevo ingenuamente che il tempo donasse un po’ di saggezza in più, e forse sarebbe stato opportuno sfruttare lo sguardo meno roboante ma più pacato sul mondo. Sono chiaramente confuso o confusa sulla questione, per cui al solito mi ritiro nel carapace ascoltando il fruscio del vento che risale verso il pianoro. Quante volte si ripetono le azioni? E quante volte ci si dimentica? Un “girinare” inquieto in preda al dejavu mentre i cani abbaiano al solito rito: “io ti vedo, tu mi vedi”. L’inquietudine a piccoli morsi si fa strada, dentro alle interlocuzioni minime che appaino insignificanti fino al momento della tracimazione, così che parlando con te mi ritrovo come in uno specchio concavo spezzato nel centro. Il punto cieco da dove tutto è in vista da sempre per la filosofia greca, o dualità in unità per la filosofia orientale, in sostanza un po’ la stessa cosa, cioè: “ciò che è da capire non lo puoi capire fattene una ragione”. Un saluto dato per strada cambia inevitabilmente il corso del mio umore è la tua vicinanza si rinsalda in un gioco di sguardi che parlando si fondono per amore.