Intorno al senso delle cose

Intorno al senso delle cose che germogliano, fioriscono, decadano nella dimenticanza, come anche un incontro, un bacio, un addio. Intorno allo stare qua, in un luogo non ben definito perché tutto si muove in una continua evoluzione senza una via di risoluzione. Ascolto o leggo gli accadimenti quotidiani e il profilo di una cultura del mondo si delinea, e nello stesso tempo si collega al sentimento dando al divenire il significato che in questo momento diventa il mio significare. Intorno a tutto questo rimango stupito di come si possa continuamente reinventare la storia in mille e mille modi senza mai che ci sia l’unica versione. Anche oggi ci si sveglia di buon mattino con i venti di guerra che spirano sempre più vicini, ormai la strada dello spavento generalizzato sembra la più efficace a contenere l’irrequietezza dei popoli. L’industria del carbone intende dare una ultima azzannata alla terra prima di lasciare il campo alle nuove tecnologie che avanzano in un incerto tentativo di salvataggio, il quale si mostra arduo perché con sé si porta via questo tipo di umanità che ancora non molla la presa sulle proprie divinità. Cielo incerto oggi, da vicino nuvole grigie, e all’orizzonte l’azzurro di una schiarita, è come un afflato di una coda poetica che giunge quasi silenziata alla coscienza, un sussurro nel campo oscuro, una gioia inattesa mentre divampa la solita coda per la sopravvivenza. La poesia è poco rappresentata nei summit che decidono le sorti del mondo, sarebbe una buona abitudine invitare i poeti a raccontare le proprie parole, prima che la politica del potere comincia la propria di danza. La parola incarnata nella profondità custodisce i semi della verità ed è solo la poesia ha saperli cogliere, a confronto il linguaggio scientifico è di una sciattezza disarmante, per cui anche dove oggi tuonano i cannoni la parola profonda può essere il perno per riappacificare le polarizzazioni umorali della potenza del volere. I bagliori che compaiono davanti al campo visivo ed i suoni invisibili che ronzano nella testa rispecchiano un avanzare della caducità, che verso l’inverno si intona con la colorazione della natura e del clima melanconico. Nell’ascoltare le notizie in televisione si può fare l’esperienza di una miscellanea tra tragedia e banalità in un corto circuìto di pura assenza dalla realtà, per riprendere il dopo come se nulla fosse successo, una modalità che sempre più ci estranea dal sentire le sofferenze di chi come noi vive ogni giorno la fatica di starci nella quotidianità. Guardare fissi davanti a sé è fuorviante della visione dell’ intorno e rispecchia le cecità di cui poco alla volta sopprime il senso critico delle vicende, come muli ci spingiamo nel sostenere idee che per la loro vacuità intrinseca sfioriscono ma in noi rimangono attaccate come vesti marcite e con il tempo avariamo con esse. Lo spirito inteso come libertà di espansione del comprendere in qualche modo ha bisogno di essere salvaguardato, perché è la bussola che al momento dell’oscurità conduce fuori dalla tempesta. Sono simulazioni susseguenti che intrecciano le sensazioni e si assomigliano nella sostanza dell’azione, ed è la dimenticanza che introduce il tema della novità dando l’impulso alla costruzione delle storie. Camminando mi sono perso nelle vie e piazze cittadine, non riconosco la consuetudine e giro attorno come un sognante guarda il mutevole contorno del sogno, seguo il richiamo della civetta che da sempre riporta verso casa i viandanti dall’uscita dell’osteria al tempo di oggi. Vorrei risentire il sapore dello scantinato ricolmo degli attrezzi del pittore, e naufragare nell’insolita malinconia che il passato trascina dentro ad i gusti di una tela ancora incompiuta ma già antica.

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