Nel vano segreto, all’angolo con la via che non si incontra mai, neppure quando si muore, in quel posto segreto si cela l’unica cosa mai detta e così rimane per ciascuno che nasce. Inondazioni di informazioni verso questa parte della comprensione che rimane vigile perché spaventata dalle continue minacce di carestia e sbudellameto cruento, una veglia forzata in difesa del poco che si crede d’avere, mentre una vita barocca in apparenza si manifesta con leggerezza tra sorrisi e battito di mani. Le riflessioni si piegano da una parte all’altra dell’incontro e si è carini nel volere che si capisca l’intenzione che ognuno dentro di se porta nello scrigno da dove senza volerlo le sensazioni sgorgano. Moltitudine il nome dell’angelo che risana la terra con il sangue dei poveri, gli unici che ancora sanno piangere per il dolore della perdita, in questa che è la valle diventata funesta per l’asperità del raccolto e la tossicità accumulata nella dispersione della banalità della riccanza. I mille nomi elencati dai libri sommersi nelle segrete del tempo tra le mura di antiche vestigia, rimangono sconosciuti solcando gli anni in secoli per non lasciare che nulla muti nella propria essenzialità. Si può tirala per le lunghe ma è un piacere scorrazzare un po’ nel gotico, in atmosfere scure che tirano verso il blu, mi sento a casa nell’oscurità in cui lo svelamento delle emozioni è più intenso ed i corpi affondano nell’aria come quando tutto intorno esplode al ritmo del jazz melanconico. Attorno alla prigione gli sgherri se la ridono girando in tondo con i cani addestrati ad essere tonti e ringhiosi, è una comunità che si regge sulla reciproca approvazione, è un compito che svolto come una fede tiene chiusi con crudeltà le migliori idee che possono abitare alcuni uomini. Sovrasta il silenzio dentro i ricordi sparsi qua e là per i sentieri tra le celle, come negli antichi monasteri, la libertà si misura sulla leggerezza dei pensieri che transitando smuovono in modo impercettibile il sonno di altri, quasi carezze in armonia con le possibilità espresse nella fede di oltrepassare le mura senza violare i custodi. La bufera che sconvolge le certezze si inasprisce in coincidenza con l’aumento delle differenze, sempre più generi ospitano lo stesso luogo e nello spazio angusto crescono le aggressioni per cui in molti si assottigliano per lasciare spazio agli urlatori che hanno vita facile in questo momento. La timidezza non è più una caratteristica dì gentilezza ma funge da segnale di sottomissione, le brave persone arretrano nelle retrovie inascoltate perché la tecnica avvantaggia gli stolti. Dentro a questo mare si muove il pensiero pensato come parola che concretizza oggetti solidi nella forma maniacale dell’accumulatore seriale, montagne di spazzatura riposta in ogni dove in una crescita continua in assenza di una via d’uscita, logorrea del capitalismo applicato alla forma pensata.