Trovo strano

Trovo strano il vociare continuo come fosse una cantilena per indicare presenze o spazi occupati, l’udito rimane inciampato in una attenzione che governa il corpo verso vie di fuga difficilmente scovate nell’urbanizzazione senza fantasia da contabili del cemento. A stento mi rianimo nell’ombra scolpita tra le mura perimetrali in cui si possono aprire dei varchi con la forza dell’intenzione, un passare oltre dove finalmente il silenzio si posa sulle cose antiche rimaste intatte perché non viste. Un ricordare calmo mentre il passo si fa lieve verso la ricapitolazione della storia che si presenta uguale ad una acqua che scorre indifferente all’affanno di chi ostinatamente non capisce il verso, rubando un bacio all’unico viso amato resto oltre il limite che si chiude nella via.

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