Ricambio il saluto

Ricambio il saluto con altri in attesa di mescolare storie e affanni nello spazio di una ora, con le spalle rivolte a ciò che mi è recluso. Nello stare nella postazione di lavoro gli acufeni si diradano per lasciare che le parole degli altri si espandano in suoni e immagini per definire il contorno di una storia, la mia funzione è stare fermo per contenere come una cornice. Spesso è difficile capire come il significato di una proposizione abbia quel legame forte che tiene insieme le parole nel senso voluto. Mentre salgo in auto penso ad i libri letti o studiati, a tutta la pedagogia che si sforza di entrare in formule democratiche, ma che di fatto è la forma di potenza più incisiva sul pianeta, educare praticamente è far credere o sussurrare democraticamente una fede comportamentale come una verità. Certo ogni buon pedagogista compreso me stesso crede di essere in buona fede, ma appunto la fede non c’entra nulla con la verità.

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