Torva

Torva è uno dei tanti abitatori della valle, che saldo nel proprio incedere si rotola nel fango della piccola palude che si forma sulla riva del fiume, per purificarsi dalle fatiche del giorno e per un ristoro tra le alghe benefiche del territorio. Torva si scuote quel senso di inquietudine che il tramonto trasporta da oltre la curva dell’orizzonte e lascia che il senso di appartenenza alla terra radica il corpo a tutto l’intorno fatto di solidità, suoni, luci e ombre come in un affresco in cui il tutto è già presente così come è. Tutto è nell’immediatezza per cui il giorno si dilegua in una infinita azione dai colori del vento che riempie la valle, i rumori del mercato risvegliano l’interesse per una comunanza rinnovata tra simili nel cerchio del riconoscimento. Gli abitatori dell’immediato si incrociano nelle vie del villaggio salutando con sguardi e mostrano referenza per chi ha vissuto più allungo, è come essere dentro un unico discorso che si dipana nello spazio dal chiarore all’imbrunire. Si amano in forma radicale penetrando ogni intimità sino all’orlo estremo in cui l’oscillazione ritorna a se stessa. I figli sono di tutti senza che nessuno reclami un primatus o preferenza.

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