Invecchiare è conservare una memoria di quello che non c’è più ed osservare il ripetersi infinito dei cicli del pensiero, lo scarto è la moltitudine che cresce con ritmo estenuante come uno zunami contro se stessi. Un bambino nerochiaro con scarpe gialle riscuote attenzioni nel parco giocando con le castagne cadute al suolo. In dialogo con l’uomo sulla panchina verderame punto di ritrovo dei canidocili: “ ciao uomo bianco con bavero alzato, sento il tuo odore come quello della paura, o spaesamento nella nebbia dei ricordi”, risponde l’uomo:”si, forse il camminare ormai mi è faticoso ed il pensare pesante, mi siedo nella tua compagnia e già un senso di casa mi induce buonumore, sei un piccolo coraggioso nell’attraversamento del mondo per capovolgere il sopra dal sotto”. Bambino dice:”La mia terra è lontana, ma guardando tra le nubi posso vedere i colori del vento del sud che trasporta speranze e ricordi. Sento il richiamo della nonna che da oltre un campo chiama a raccolta il proprio seme, intorno ad una tavola il rito delle buone maniere della tradizione”. L’uomo parla:” Sono molte notti che il respiro si ferma per poco lasciando il corpo in balia del panico, rumorose inquietudini si affacciano nel tempo della crisi, una mano scorre sulla tavolozza della sera cancellando i segni dello stare nel mondo. Solo il viso dell’unico amore in un sorriso calmo permane nello sfondo, indicandomi il destino”. Il bambino nerochiaro incrociando una palla da calcio si dilegua nel tiro mancino verso il futuro del canestro fatto di spezie orientali.