CAP.2

Qualche volta ncontro mio padre morto ormai da tempo, discreto nel suo apparire, come forse non è mai riuscito in vita, e in quell’attimo sento tutto il sentimento rimasto celato nell’armatura dell’esistenza. In questi frangenti notturni anche i rumori interni risultano in sintonia col mondo di mezzo o i mondi di mezzo, è difficile stabilire se l’uno in realtà non celi la moltitudine. Le cellule di notte danzano una danza antica che spiazza la comprensione entrando in scenari oltre le mura, nella vertigine possibile. Seguo il respirare per calmare le acque dell’agitazione perché nell’apertura all’ignoto si presenta contigua la morte.

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