Meditazione

Seduto a gambe incrociate, schiena dritta, occhi socchiusi poggiando lo sguardo innanzi sul pavimento. Respiro piano nel silenzio fino allo schiudersi di una fenditura nella trama del noto. Una vibrazione di incognito come un sussurro plana nella mia coscienza, rivelando la meccanica del divenire, come respirazione incessante di un gigante che divora calore e affanno per riuscire a rimanere immobile nell’apparire eterno. I vecchi sono lenti nel paesaggio invernale dentro al velluto caldo degli indumenti datati senza vezzo modaiolo. Chini sul passo aprono la via verso l’ignoto che da sempre appare come un guizzo nell’inquadratura laterale dello sguardo. Camini fumanti oltre il cielo adagiato sulla nebbia si stagliano uniformi come soldatini alla parata da inizio festa. Ora, nel mentre accade ciò che avviene di solito, dimesso è il mio indugiare nell’ombra di nuove perturbazioni nel respiro lento della meditazione.

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