La pausa5

Ricordo Uomini e donne in un sotterraneo a discutere il nulla pneumatico, raffigurano nei loro corpi lo stigma del lavoro sociale, l’abbrutimento del logoramento nel voler far diventare altro da se l’estraneo. Portando nel tempo la frustrazione dell’impossibilità dell’impresa. I copioni si ripetono, uguali come riti tramandati, il voler cambiare gli altri è una fede religiosa, e ciò che più si avvicina al divino. Le descrizioni mi riescono difficili, forse scarsità di vocabolario, gli eventi che si susseguono davanti all’orizzonte della vista, sono infiniti. Coglierli è il principio stesso della perdita. Gli eventi sono fatti di una grana fine, puntiforme, ondulata; che oscillando si compongono in forme di senso, rimanendo per sempre parziali. Non c’è modo di cogliere il quadro generale, la vita si snoda nella frammentarietà e nella dimenticanza. Un tramonto oscilla nel divenire altro da sé per poter ripresentarsi come tale allo sguardo. Un tempo ho educato adulti alla propria dimenticanza ripetendo le medesime cose con colori sgargianti per risvegliare i ricordi.

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